sabato 9 luglio 2011

Don Stefano Gobbi prega per noi




Nel giorno della solennità di Pietro e Paolo e nell'ora della Divina Misericordia, don Stefano Gobbi è tornato a Casa.

Molti lo conoscono per il Movimento Sacerdotale Mariano e per i messaggi che diffondeva da quando a Fatima ebbe le prime locuzioni interiori nel 1972.

Noi lo vogliamo ricordare come un uomo di Chiesa, fedele al Papa, apostolo di Maria in quanto molto innamorato della nostra cara Mamma e apostolo delle genti in quanto diffuse e "fece tornare di moda" (scusate il virgolettato ma rende molto l'idea della realtà) l'importante atto di consacrazione della propria persona alla Madonna e al Suo Cuore Immacolato attraverso una seria preparazione.

Una seria preparazione che non si deve intendere sotto l'aspetto culturale, ma spirituale: preghiera, fedeltà alla preghiera quotidiana, sacramenti e Sacra Scrittura.

Devozione intesa come azione, coscientizzazione.
Don Stefano Gobbi aveva visitato più volte i cinque continenti per presiedere i Cenacoli Regionali, facendo circa 900 voli di aereo e numerosi viaggi in macchina e in treno ed ha fatto 2.210 Cenacoli, di cui 1.015 in Europa, 840 in America, 97 in Africa, 116 in Asia e 142 in Oceania.

Dopo il 1995 fino a ieri, Don Gobbi ha continuato a presiedere i Cenacoli in tutti i cinque i continenti nonostante l'età e un grosso infarto.
Le 3 del pomeriggio ci indicano l’ora della Misericordia, la Coroncina della Divina Misericordia, e Don Gobbi per molti anni portò nel mondo l’annuncio della Misericordia di Gesù.
Al Movimento, diffuso oggi in tutto il mondo, aderiscono alcuni Cardinali, oltre 350 Arcivescovi e Vescovi, 150.000 Sacerdoti del clero secolare e di tutti gli Ordini e Istituti Religiosi, oltre a decine di milioni di fedeli.

Ogni giudizio lo lasciamo alla Santa Madre Chiesa, noi siamo certi che pregherà per tutti noi e che anche oggi ci sta invitando a fare quello che fece lui: diffondere la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, la preghiera del Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia.

In che modo?

Facendo noi per primi tutto questo... ogni giorno, più volte al giorno.

Fede... fedeltà... questo ci chiede Dio, questo consola il suo Cuore, per questo intercede la Madonna per noi come ci ha ricordato ancora nell'ultimo messaggio del 2 a Medjugorje.

Abbiamo conosciuto personalmente Padre Adriano Gerli, Padre Tito, Madre Teresa di Calcutta, Fratel Ettore, Don Benzi, Giovanni Paolo II... il Movimento Gospa è impregnato di questi insegnamenti viventi di santità e ha avuto il dono di ricevere l'unica statua fino ad oggi benedetta da un Papa di Maria Regina della Pace di Medjugorje (se escludiamo quella di Civitavecchia che però arrivò nella mani del Santo Padre per il fenomeno straordinario della lacrimazione).

Anche questi sono segni che non possiamo dimenticare o sottovalutare.


Caro don Stefano Gobbi, prega per noi!

venerdì 8 luglio 2011

La Madre Chiesa Cattolica e i figli e le figlie omosessuali: indicazioni, aiuto, sostegno, presenza e... TANTO AMORE!

La Commissione per la dottrina della Conferenza Episcopale Canadese (CECC) ha pubblicato il 27 giugno una lettera sul ministero pastorale con giovani che provano attrazione per persone dello stesso sesso.
Mentre gli atti omosessuali sono sempre oggettivamente sbagliati, le inclinazioni non costituscono di per sé un peccato o una mancanza morale”, indicano i Vescovi.
Per molta gente l'attrazione omosessuale è una prova. I pastori devono quindi avvicinarsi con molta prudenza e carità”.
Le persone che provano un'attrazione erotica e affettiva per persone dello stesso sesso in modo predominante e non solo episodico “devono essere accolte con rispetto, misericordia e delicatezza”, sottolinea il testo, evitando qualsiasi “discriminazione ingiusta”.
“Queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita”.
Nella lettera, la commissione episcopale lamenta che “l'ingiustizia, l'odio o la violenza nell'incontro di persone con tendenze omosessuali si verifichino purtroppo ancora troppo spesso tra noi”, esortando “a non perpetrarli con parole o azioni”.
Il documento ricorda che la Chiesa non condanna mai le persone che sentono un'attrazione omosessuale, sottolineando anche che “nell'insegnamento e nei documenti ufficiali della Chiesa non si usano le parole 'gay' né 'lesbica' per designare queste persone”, visto che “non evocano la persona con la pienezza e la ricchezza che la Chiesa riconosce e rispetta in ogni uomo e in ogni donna”.
Esistere per un altro
La lettera indica poi che “la complementarietà tra l'uomo e la donna è inerente al disegno creatore”.
“L'uomo è chiamato a esistere 'per' l'altro, a diventare un dono”, sottolinea il testo, citando la Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II, e si riferisce alla sessualità umana come a un “segno potente dell'amore oblativo di Dio”.
Allo stesso modo, indica che “l'atto genitale posto fuori dall'alleanza del matrimonio non può compiere la doppia finalità voluta dal Creatore”: l'approfondimento dell'amore tra gli sposi e la procreazione e l'educazione dei figli.
I Vescovi indicano anche che il processo che sperimentano tutti i giovani per comprendere e integrare la propria identità sessuale è “a lungo termine”.
“Può anche incontrare numerosi ostacoli”, aggiungono, citando “la pressione dei mezzi di comunicazione (in particolare Internet), il relativismo morale ampiamente esteso e l'edonismo diffuso da una società secolarizzata”.
Per vincerli, “la comunità cattolica ha anche la responsabilità di testimoniare la verità completa sulla sessualità umana”, contrastando le “false nozioni di libertà” che possono disorientare i giovani e nuocere loro.
“Per i giovani che vivono un'attrazione omosessuale e per coloro per i quali il matrimonio non è un'opzione, scegliere la castità come valore positivo rappresenta una sfida grande e costante”, affermano i Vescovi.
Rivolgendosi a chi li accompagna, segnalano la necessità di “esortarli a vivere il loro celibato castamente come discepoli di Gesù che continuano la via del sacrificio fino alla gloria della vita eterna”.
Citando la Lettera di San Paolo ai Colossesi, ricordano che “innumerevoli cristiani nel corso dei secoli hanno scoperto che l'amicizia di Gesù e la sua sollecitudine apportano la cura interiore e la pace e ci rendono capaci di dar frutto per la vita del suo corpo, la Chiesa”.
In questo senso, spiegano che “lungi dall'essere condannata a una 'vita senza amore', la persona con tendenze omosessuali è chiamata a vivere nell'amore e nella grazia di Gesù Cristo”.
“Solo Lui riempie la nostra personalità umana e la eleva al Padre – aggiungono –. Una vita così comporta il dono e il sacrificio di se stessi, prove di un amore autentico per Dio e per i nostri fratelli e le nostre sorelle”.
Suggerimenti per genitori e figli
Circa i genitori che hanno un figlio con tendenze omosessuali, il testo indica la necessità di avere “pazienza, dominio di sé, prudenza e comprensione”.
“Ricordate che vostro figlio, ora più che mai, ha bisogno di voi e della vostra famiglia”, ricordano i Vescovi, sottolineando che i figli sono sempre un dono di Dio e invitando a “cercare di agire con amore e confidando nella Provvidenza divina”, accogliendo il figlio, esortandolo ad essere fedele alla vita spirituale e, se necessario, sollecitando l'accompagnamento di un sacerdote o l'aiuto di un consigliere.
Avvertono anche della tentazione al suicidio che possono sperimentare alcune persone “quando non riescono più a negare o a ignorare una profonda tendenza omosessuale”, e chiedono che “i consulenti professionali e gli psicologi che ricevono i giovani si distinguano per la loro maturità umana e spirituale” e aderiscano all'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità e la castità.
Ai giovani con tendenze omosessuali, i Vescovi esprimono vicinanza e chiedono di accettare l'amore di Dio e di ricordare che “fin da prima della creazione del mondo siete stati scelti per essere santi e immacolati alla sua presenza”.
In concreto, li esortano a “pregare senza sosta” e ad “essere vigili”, ad “accostarsi frequentemente ai sacramenti” e a “coltivare amicizie virtuose”.
Allo stesso modo, apprezzano nella lettera la testimonianza di uomini e donne con tendenze omosessuali che “testimoniano il Vangelo attraverso la loro generosità e il loro servizio della carità nella verità”.

giovedì 7 luglio 2011

Medjugorje: i lavori della Commissione e il punto di vista di Padre Stefano De Fiores



Medjugorje: un fenomeno «ecclesiale» davanti al quale «sia i teologi che i fedeli sono chiamati a non rimanere passivi» perché la decisione finale sull’autenticità delle presunte apparizioni sia il frutto di un «discernimento condiviso da tutti». Per padre Stefano De Fiores, mariologo della Pontificia facoltà teologica Marianum, ciò che da 30 anni accade a Medjugorje ha assunto un’importanza tale da non poter lasciare indifferenti. Testimonianza ne è il fatto che il Papa ha voluto «avocare a sé, con l’aiuto di una Commissione internazionale, la decisione ufficiale sulla veridicità delle "visioni" e dei messaggi».



Perché tutta questa importanza?



Medjugorje oggi è una meta di pellegrinaggi e anche un punto di riferimento per molti in tutto il mondo. Numerose persone lì hanno sperimentato qualcosa che ha toccato e cambiato la loro vita: davanti ai tanti che hanno vissuto un’esperienza positiva di conversione, di revisione di vita e di crescita nella fede tutti i ragionamenti vanno sospesi, perché non si può negare l’esperienza. Di tutto questo non si può che ringraziare il Signore.



Una Commissione è al lavoro sull’autenticità delle apparizioni mariane: quali i criteri che si usano in questo casi?



Nella verifica di casi come questo il primo punto riguarda la credibilità dei «veggenti». A Medjugorje i medici e gli esami scientifici hanno escluso che si tratti di persone allucinate o malate. Ma anche se la scienza non ci avesse detto niente riguardo a questo mi pare che il loro grado di credibilità si esprima bene nel modo in cui conducono la loro vita: sono persone normali, padri e madri di famiglia, che danno una testimonianza semplice di vita cristiana.



E gli altri criteri?



Il secondo riguarda il contenuto dei messaggi : in nessuno di essi si è trovato qualcosa che sia contro l’ortodossia della Chiesa. Anzi essi appaiono pienamente evangelici: invitano alla preghiera, al digiuno, alla pace, alla concordia, alla fraternità. E sono evangelici anche nello stile poiché lasciano sempre spazio alla responsabilità e alla libertà personale. Il terzo criterio, infine, sono i frutti. Chi si reca a Medjugorje rimane colpito dal clima di preghiera e di intima comunione con Dio. Certo esistono anche incomprensioni attorno al fenomeno, ma queste non possiamo addebitarle ai «veggenti» o alle «apparizioni», perché dipendono piuttosto dalla situazione storica, ambientale e pastorale del luogo.



Si delinea quindi un riconoscimento positivo ufficiale?



La decisione finale spetterà al Papa. La Chiesa nel 1991 con la dichiarazione di Zara si pronunciò in modo «attendista», sospendendo cioè il giudizio. Certo quel documento chiedeva ai vescovi di non organizzare pellegrinaggi per non dare l’impressione che la Chiesa fosse già giunta a una decisione. Molti vescovi, però, vi si recano in forma privata perché sentono l’esigenza di non rimanere passivi davanti al fenomeno: anche la loro esperienza contribuirà al discernimento che porterà alla valutazione ufficiale.



Che significato dare ai dieci messaggi che la Vergine avrebbe affidato ai presunti veggenti?



Innanzitutto va ricordato che la Rivelazione si è conclusa con Cristo e che quindi ogni messaggio successivo, anche quelli mariani, non fanno altro che riprendere quello che è già stato rivelato dal Figlio di Dio. Per dirla con san Tommaso, allora, questi messaggi sono forme della profezia della Chiesa, che è fondata sugli Apostoli e sui profeti. I messaggi segreti appartengono al genere «apocalittico» e con essi in realtà Maria vuole solo alimentare la speranza. L’autentico messaggio dell’Apocalisse, infatti, è che le forze del bene trionferanno su quelle del male. Ma il cammino del bene è continuamente osteggiato dal male e quindi il richiamo della Madonna è fondamentalmente a una continua vigilanza, perché la Chiesa non ceda ai compromessi, non si addormenti aspettando passivamente una vittoria ultima del bene.



È per questo che da Medjugorje l’invito più pressante è quello alla preghiera?



Certo, non basta l’obbedienza a Dio ma è necessario il dialogo con lui per vivere da figli. E la preghiera non deve essere un grido nelle necessità ma un sistema di vita che ci colloca nella relazione con il Padre.


avvenire.it

domenica 3 luglio 2011

Medjugorje: messaggio della Regina della Pace dato a tutti noi attraverso Mirjana



Cari figli,



oggi per la vostra unione con mio Figlio, vi invito ad un passo difficile e doloroso. Vi invito al riconoscimento completo ed alla confessione dei peccati, alla purificazione. Un cuore impuro non può essere in mio Figlio e con mio Figlio. Un cuore impuro non può dare un frutto d'amore e di unità. Un cuore impuro non può compiere cose rette e giuste, non è un esempio della bellezza dell'Amore di Dio per coloro che gli stanno attorno e che non l'hanno conosciuto. Voi, figli miei, vi riunite attorno a me pieni di entusiasmo, di desideri e di aspettative, ma io prego il Padre Buono di mettere, per mezzo dell0 Spirito Santo del mio Figlio, la fede nei vostri cuori purificati.

Figli miei, ascoltatemi, incamminatevi con me

sabato 2 luglio 2011

Dio vuole donarti il suo cuore!



Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero sterminerai il giusto con l'empio? ".



Dio è innamorato di Abramo perché egli non è solo l'uomo del "timor di Dio", della Fede robusta e sofferta che genererà una moltitudine, ma anche perché Egli è l'uomo che vede come Dio e pensa come Dio.



E' uno scienziato in termini spirituali.



E' uomo di Scienza.



Come un padre gioisce che il proprio figlio balbetti le prime parole e muova i primi passi, così Dio ama nascondersi per suscitare in noi la fede e le "viscere di misericordia".



Dio, l'umile per eccellenza, ama farsi da parte perché la nostra personalità emerga e si trasfiguri e si divinizzi.



Così Egli fa lo stesso con Abramo: eccita la fede e la compassione del patriarca perché sia icona di come ciascuno di noi è chiamato a "sentire" e, soprattutto, perché impariamo a conoscere il cuore di Dio carico e traboccante di Amore.



Allo stesso modo Gesù farà con sua madre Maria alle nozze di Cana, Dio stimola alla crescita perché tutta la bellezza autentica della creatura venga fuori.



Non è una bellezza sguaiata e sensuale ma la bellezza sobria dei figli di Dio. Quella bellezza che sostiene il mondo in maniera misterica ma anche concretissima. Quella bellezza e quella "realizzazione" che il mondo non può dare perché non la conosce ma che il cuore di Dio, che conosce bene tutte le profondità del nostro cuore, ama voler dare ad ogni sua creatura. Egli che veramente serve ciascuno di noi come il più premuroso dei padri e il più appassionato degli amanti.

venerdì 1 luglio 2011

I ricordi affettuosi di Benedetto XVI nel 60° anniversario di sacerdozio

Benedetto XVI ha lasciato spazio alle confidenze.

“Non vi chiamo più servi ma amici”: queste parole di Gesù costituiscono, ha confessato, il ricordo più intimo di quella splendida giornata estiva in cui insieme a 43 seminaristi, tra cui suo fratello Georg, ricevette l'ordinazione sacerdotale dalle mani del Cardinale Michael von Faulhaber (1869-1952) nella Cattedrale di Frisinga, vicino Monaco.

Le pronunciò il porporato, grande oppositore del nazismo, ai nuovi sacerdoti al termine della cerimonia di ordinazione, e Joseph Ratzinger sentì che era Cristo stesso a rivolgersi a lui.

“Io sapevo e avvertivo che, in quel momento, questa non era solo una parola 'cerimoniale', ed era anche più di una citazione della Sacra Scrittura. Ne ero consapevole: in questo momento, Egli stesso, il Signore, la dice a me in modo del tutto personale”, ha confessato rivolgendosi ai fedeli che riempivano il tempio più grande del cattolicesimo.

Tra questi c'erano i 41 Arcivescovi metropoliti di tutto il mondo nominati nell'ultimo anno, ai quali durante il rito ha consegnato il pallio, simbolo della loro comunione con il Papa.

Era presente anche una delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, un gesto con cui il Patriarca Bartolomeo I si unisce tutti gli anni al “giorno del Papa”, conferendo in questo modo all'incontro un chiaro carattere ecumenico.

Benedetto XVI ha spiegato come nell'ordinazione abbia compreso che Cristo “mi chiama amico”.

“Mi accoglie nella cerchia di coloro ai quali si era rivolto nel Cenacolo – ha affermato nell'omelia –. Nella cerchia di coloro che Egli conosce in modo del tutto particolare e che così Lo vengono a conoscere in modo particolare. Mi conferisce la facoltà, che quasi mette paura, di fare ciò che solo Egli, il Figlio di Dio, può dire e fare legittimamente: Io ti perdono i tuoi peccati”.

“Egli si confida con me: 'Non più servi ma amici'. Egli mi affida le parole della Consacrazione nell’Eucaristia. Egli mi ritiene capace di annunciare la sua Parola, di spiegarla in modo retto e di portarla agli uomini di oggi. Egli si affida a me”, ha proseguito sintetizzando a distanza di sei decenni l'emozione della sua prima Messa.

Questa evocazione è poi diventata una supplica umile e molto personale: “Signore, aiutami a conoscerti sempre meglio! Aiutami ad essere sempre più una cosa sola con la tua volontà! Aiutami a vivere la mia vita non per me stesso, ma a viverla insieme con Te per gli altri! Aiutami a diventare sempre di più Tuo amico!”.

Il Papa ha avuto la gioia di poter celebrare questo anniversario con suo fratello, monsignor Georg, musicista che per anni ha diretto i piccoli cantori della Cattedrale di Ratisbona (Domspatzen).

La musica sacra è stata il sottofondo del loro incontro nel Palazzo Apostolico, aiutandoli a rivivere più intimamente il giorno più importante della loro vita.

Benedetto XVI: il giogo di Cristo è dolce ma esigente

Ieri, 30 giugno, 41 Arcivescovi hanno ricevuto il simbolo dell'unione con Pietro.
Benedetto XVI ha ricordato, nel giorno della festa dei Santi Pietro e Paolo, ai 41 nuovi Arcivescovi che il giogo di Cristo è d'amicizia, ma è anche esigente e “plasma”.

Ogni anno, in questa festa, i nuovi Arcivescovi della Chiesa (o coloro che erano già Arcivescovi ma che sono stati designati a nuove Arcidiocesi) ricevono il pallio, una fascia circolare che porteranno sulle spalle, segno di comunione con il Papa. Questo mercoledì la celebrazione è stata ancora più importante visto che il Pontefice celebrava il suo 60° anniversario di ordinazione sacerdotale.

Dopo una profonda riflessione sul suo sacerdozio e sulle lezioni di sei decenni, il Vescovo di Roma si è concentrato sulle parole di Cristo “Non vi chiamo più servi ma amici” e si è rivolto a quanti ricevevano il pallio.

Brasile e Stati Uniti sono le Nazioni che hanno il maggior numero di Arcivescovi, rispettivamente sette e quattro, anche se due degli Stati Uniti sono nati in Messico.

Il pallio, ha detto il Papa, “può ricordarci innanzitutto il giogo dolce di Cristo che ci viene posto sulle spalle. Il giogo di Cristo è identico alla sua amicizia. È un giogo di amicizia e perciò un 'giogo dolce', ma proprio per questo anche un giogo che esige e che plasma. È il giogo della sua volontà, che è una volontà di verità e di amore”.

Il Santo Padre ha sottolineato che il pallio è fatto di lana: “ci ricorda così il Pastore diventato Egli stesso Agnello, per amore nostro”.

“Ci ricorda Cristo che si è incamminato per le montagne e i deserti, in cui il suo agnello, l’umanità, si era smarrito. Ci ricorda Lui, che ha preso l’agnello, l’umanità – me – sulle sue spalle, per riportarmi a casa”.

“Ci ricorda in questo modo che, come Pastori al suo servizio, dobbiamo anche noi portare gli altri, prendendoli, per così dire, sulle nostre spalle e portarli a Cristo. Ci ricorda che possiamo essere Pastori del suo gregge che rimane sempre suo e non diventa nostro”.

“Infine, il pallio significa molto concretamente anche la comunione dei Pastori della Chiesa con Pietro e con i suoi successori – significa che noi dobbiamo essere Pastori per l’unità e nell’unità e che solo nell’unità di cui Pietro è simbolo guidiamo veramente verso Cristo”, ha concluso.

ECCOCI MADRE, GUIDACI!


Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.

Ore 7.30 Santo Rosario
Ore 12.00 Angelus (da Pasqua a Pentecoste Regina Coeli)
Ore 15.00 Coroncina della Divina Misericordia
Ore 17.20 Santo Rosario
Ore 17.40 * 18.40 (ora solare-ora legale) Apparizione della Vergine Santissima a Medjugorje
Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!

Terminiamo ripetendo sempre:
Maria, Regina della Pace e del Movimento, Madre mia: totus tuus!