domenica 31 luglio 2011

Vacanze... CRISTIANE!

Per monsignor Juan del Río Martín, Arcivescovo castrense di Spagna, “ci sono due modi di vivere le vacanze”: “quello più potenziato dalla cultura edonista dominante è il 'dolce far niente'”, “l'altro modo è quello che propone Benedetto XVI di mettere il Vangelo nella valigia, che vuol dire diventare padroni delle nostre vacanze, saperle valorizzare ma non mitizzarle mai e scoprire i valori che racchiude questo periodo dell'anno”.
Per queste ragioni, il presule indica dieci punti per vivere delle vacanze realmente cristiane, il primo dei quali è “il riposo”.
“La fatica e l'affanno per il lavoro e altre occupazioni offuscano il criterio del vero e del giusto – osserva –. Le vacanze sono un periodo utile per riprendere le forze fisiche, psichiche e spirituali che rendano possibile un cambiamento negli aspetti della vita che lo richiedono”.
Il secondo aspetto è la riflessione: “bisogna cercare spazio e tempo per pensare a sé”. “Non aver paura di incontrare te stesso e vincere la superficialità che produce il trambusto della vita ordinaria. Per questo, non dimenticarti dei Vangeli, che ti aiuteranno”.
C'è poi “l'allegra serenità”: “i divertimenti distraggono, i viaggi allontanano momentaneamente i problemi”, “ma l'allegria permanente deriva dal fatto di avere la 'casa interiore' in ordine. Le vacanze sono un periodo privilegiato per una 'messa a punto'”.
Il quarto punto sottolineato dall'Arcivescovo castrense è la famiglia: “in una società in cui il padre e la madre lavorano fuori casa, i figli si godono poco i genitori”, ma il periodo delle vacanze “può stringere molto i legami familiari, aumentare la comunicazione tra i membri e aiutare quelli che ne hanno più bisogno”.
Non va poi dimenticata l'amicizia, perché “i rapporti tra gli amici hanno bisogno di tempo”. “Le vacanze sono un momento propizio per avvicinare amici, riparare alle dimenticanze, sanare malintesi, visitare un amico malato e passare ora in buona compagnia”.
Allo stesso modo, bisogna “riscoprire la bellezza della fede”, perché “si deve saper captare la bellezza delle opere umane che ci hanno lasciato i nostri antenati”, coltivando “la sensibilità verso il nostro patrimonio storico, artistico, culturale e religioso”.
Il settimo punto è “il silenzio”, in cui “riusciamo a percepire le voci più significative per la nostra realizzazione personale”. “Quanti apprezzano il silenzio diventano 'maestri' dell'ascolto e della comunicazione”, osserva il presule.
L'ottavo e il nono punto sono invece la preghiera e la cura del creato. La preghiera, “scarsa per le tante occupazioni”, è nelle vacanze “un momento per una maggiore comunicazione con il Signore e per ricevere da Lui la forza e lo stimolo per il nostro cammino quotidiano”, mentre l'apprezzamento del creato permette di “valorizzare lo splendido spettacolo che ci offre ogni giorno gratuitamente madre natura, in cui è tanto palpabile l'impronta del Creatore”.
L'ultimo aspetto sottolineato dal Vescovo è infine “la solidarietà”, perché “in vacanza non si deve mai dimenticare l'amore per i poveri”, che si manifesta “nel contenere le spese e nella condivisione, curando gli anziani e facendo loro compagnia e sostenendo interessanti attività sociali e pastorali”.


BUONE... SANTE VACANZE A TUTTI

lunedì 18 luglio 2011

Il Cardinale di Milano Scola: SERVE UN SOPRASSALTO DI COSCIENZA CIVICA



“È sempre più chiaro che il Paese ha bisogno di un soprassalto di coscienza civica, soprattutto in questi tempi di grave crisi economico-finanziaria”. E' quanto ha detto domenica il Cardinale Angelo Scola, Amministratore apostolico del patriarcato di Venezia nonché Arcivescovo eletto di Milano, nel tradizionale “discorso del Redentore”.
Dal 2003, in occasione della festa del Santissimo Redentore, che cade nella terza domenica di luglio, il Cardinale Scola ha proposto di anno in anno alcune riflessioni su temi diversi di particolare rilevanza ecclesiale sociale, civile e antropologica per la città di Venezia e non solo. Quella del Redentore è una festa molto sentita dai veneziani e viene celebrata a memoria del pericolo scampato di una pestilenza che colpì la città nel 1575.
La crisi – ha detto il porporato nel suo discorso - “non potrà certo trovare soluzione nei pur necessari aggiustamenti tecnici delle regole di mercato, perché il mercato non è un fatto di natura, ma di cultura e dunque ha nel fattore umano e nella sua qualità morale una componente indispensabile. Anche la riforma del mercato chiede rinnovamento antropologico ed etico”.
Per questo ha richiamato l’invito del Santo Padre “a un rinnovato impegno dei cattolici in politica” capace di armonizzare “il necessario realismo etico e politico”.
Il porporato è poi passato ad affrontare alcuni fenomeni di disagio sociale quali l’abbandono scolastico precoce, l’inattività, la disoccupazione, la precarietà e la perdita del lavoro.
“In questo contesto – ha detto – quella che è stata chiamata 'emergenza educativa' sta assumendo le dimensioni e i contorni della questione sociale del nostro tempo. Non si può restare inerti di fronte all’accusa di 'non essere un Paese per giovani!'”.
“Il compito educativo ha però bisogno di una chiarezza di obiettivi. Esso non può ridursi allo stereotipato richiamo ai valori, ma domanda un impegno personale e comunitario a far fare l’esperienza dei valori”. Inoltre, “le famiglie, a cui spetta primariamente la responsabilità educativa, dovranno essere sostenute da politiche adeguate”.
Allo stesso modo, ha continuato, “vi è l’urgente bisogno educativo di rendere consapevoli ciascuno delle oggettive implicazioni sociali e di bene comune del proprio agire”, così che ogni cittadino diventi responsabile in prima persona, indipendentemente dal ruolo sociale che ricopre. Compito della legge diventa, quindi, “educare ad agire secondo virtù, anzitutto le virtù che riguardano direttamente la vita comune”.
Non è poi mancato il riferimento al “ruolo di promotore di pace nel Mediterraneo” che il Nordest può svolgere facendosi interprete di imperativi come il “dialogo”, la “coesione”, la “convergenza”, l'“integrazione” e lo “sviluppo” e mettendo a frutto “l’importante tradizione di accoglienza e di relazioni della Serenissima”.
Ma nonostante la “straordinaria ricchezza della società civile” che le hanno sempre caratterizzati “anche Venezia e il Nordest sono immersi nel passaggio epocale in atto in tutto il pianeta”; nella “transizione, non priva di forte travaglio, dalla modernità al postmoderno, di cui tutti gli uomini e le donne del nostro tempo portano i segni”.
“Per questo – ha continuato – sono lieto di comunicare che i giorni scorsi ho formalmente istituito le prime due Unità di lavoro per la transizione una per il litorale e l’altra per la città lagunare. Sono organismi che, con preciso riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, intendono mettere in collegamento persone che operano negli svariati ambiti della società civile in vista di un confronto e di una collaborazione aperta a tutti”.
“Ben coscienti della netta distinzione che intercorre tra realtà ecclesiale e società civile – ha spiegato infine –, questi organismi opereranno al fine di valorizzare, mediante proposte concrete, il bene politico primario dell’essere insieme”.
I prossimi appuntamenti nell'agenda del nuovo Arcivescovo di Milano sono ora: il 5 settembre, al teatro La Fenice e su iniziativa del comune di Venezia, dove ci sarà il momento di saluto da parte delle autorità civili e del mondo della cultura; e il 7 settembre, nella Cattedrale di San Marco, dove si terrà la solenne concelebrazione eucaristica per il saluto da parte della Chiesa veneziana.
Il Cardinale Scola celebrerà la prima messa solenne nel Duomo di Milano il 25 settembre.

Angelus 17 luglio 2011: LA FEDE IMPEDISCE AL MALE DI RADICARSI

Cari fratelli e sorelle!
Le parabole evangeliche sono brevi narrazioni che Gesù utilizza per annunciare i misteri del Regno dei cieli. Utilizzando immagini e situazioni della vita quotidiana, il Signore "vuole indicarci il vero fondamento di tutte le cose. Egli ci mostra … il Dio che agisce, che entra nella nostra vita e ci vuole prendere per mano" (Gesù di Nazaret. I, Milano, 2007, 229). Con tale genere di discorsi, il divino Maestro invita a riconoscere anzitutto il primato di Dio Padre: dove Lui non c’è, niente può essere buono. E’ una priorità decisiva per tutto. Regno dei cieli significa, appunto, signoria di Dio, e ciò vuol dire che la sua volontà dev’essere assunta come il criterio-guida della nostra esistenza.
Il tema contenuto nel Vangelo di questa domenica è proprio il Regno dei cieli. Il "cielo" non va inteso soltanto nel senso dell’altezza che ci sovrasta, poiché tale spazio infinito possiede anche la forma dell’interiorità dell’uomo. Gesù paragona il Regno dei cieli ad un campo di grano, per farci comprendere che dentro di noi è seminato qualcosa di piccolo e nascosto, che, tuttavia, possiede un’insopprimibile forza vitale. Malgrado tutti gli ostacoli, il seme si svilupperà e il frutto maturerà. Questo frutto sarà buono solo se il terreno della vita sarà stato coltivato secondo la volontà divina. Per questo, nella parabola del buon grano e della zizzania (Mt 13,24-30), Gesù ci avverte che, dopo la semina fatta dal padrone, "mentre tutti dormivano" è intervenuto "il suo nemico", che ha seminato l’erba cattiva. Questo significa che dobbiamo essere pronti a custodire la grazia ricevuta nel giorno del Battesimo, continuando ad alimentare la fede nel Signore, che impedisce al male di mettere radici. Sant’Agostino, commentando questa parabola, osserva che "molti prima sono zizzania e poi diventano buon grano" e aggiunge: "se costoro, quando sono cattivi, non venissero tollerati con pazienza, non giungerebbero al lodevole cambiamento" (Quaest. septend. in Ev. sec. Matth., 12, 4: PL 35, 1371).
Cari amici, il Libro della Sapienza – da cui è tratta oggi la prima Lettura – evidenzia questa dimensione dell’Essere divino e dice: "Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose ... La tua forza infatti è principio della giustizia, e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti" (Sap 12,13.16); e il Salmo 85 lo conferma: "Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi t’invoca" (v. 5). Se dunque siamo figli di un Padre così grande e buono, cerchiamo di assomigliare a Lui! Era questo lo scopo che Gesù si prefiggeva con la sua predicazione; diceva infatti a chi lo ascoltava: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48). Rivolgiamoci con fiducia a Maria, che ieri abbiamo invocato con il titolo di Vergine Santissima del Monte Carmelo, perché ci aiuti a seguire fedelmente Gesù, e così a vivere da veri figli di Dio.

Benedetto XVI

sabato 16 luglio 2011

LA PREOCCUPAZIONE DEL MONDO ED ESSERE IL SALE DELLA TERRA

"Quello seminato tra le spine è colui che ascolta la parola, ma la preoccupazione del mondo e l'inganno della ricchezza soffocano la parola ed essa non dà frutto. Quello seminato nella terra buona è colui che ascolta la parola e la comprende; questi dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta". Dal Vangelo del giorno XV domenica del tempo ordinario anno A
(CCC n. 27)


Il desiderio di Dio è iscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa. (CCC n. 29) Ma questo "intimo e vitale legame con Dio" può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall'uomo.

Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse: la ribellione contro la presenza del male nel mondo, l'ignoranza o l'indifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo e delle ricchezze (Mt 13,22), il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi per paura, davanti a Dio (Gn 3,8-10) e a fuggire davanti alla sua chiamata (Gio 1,3).
In effetti la "preoccupazione del mondo" non è qualcosa necessariamente legato al "mondo del peccato" ma quell'insieme di preoccupazioni e di ansietà - e di fantasmi - che nascono dal nostro io ferito, il quale, si accanisce verso le situazioni di comodità e borghesi, e non ci spinge oltre, verso una radicale e continua trasformazione del cuore in Cristo.

Anche le cose buone possono diventare "una preoccupazione del mondo" nel momento stesso che diventano ossessive ed assolute e non luogo vocazionale. Per questo occorre continuo discernimento. Anche le "cose del Regno", gli impegni pastorali, persino alcuni valori, come la pace, l'aiuto ai poveri e le scelte di campo, possono diventare "preoccupazione del mondo" nel momento in cui cessano di essere luogo che la provvidenza ci dona per testimoniare la nostra fede e diventano il luogo di un assoluto capitolando facilmente in ideologia e prendendo il posto di Cristo.

Per questo occorre continuo discernimento.

La Chiesa in questo è madre e maestra.E il posto di Cristo non è quello di essere "il centro" della nostra vita, così come noi lo pensiamo, ma il posto che Egli decide di prendere e dove Egli decide di stare e dove Egli decide di portarci.

Perché Cristo è come un bimbo che "non ti ascolta" e fa quello che ritiene opportuno. Però, mentre un bimbo lo fa per sé, Cristo lo fa per Te e solo per Te; il tuo cuore, infatti, è amato sommamente e con amore di sangue.

Ci si può infatti ingannare. Persino con il valore della povertà, perché si può diventare "ricchi" di questo valore, alimentando il dramma della superbia... dimenticando che nudi siamo venuti al mondo e nudi siamo chiamati a lasciare questo mondo. Riconoscere di essere nudi ci aiuta ad essere vestiti - e a portare frutto - nella grazia di Cristo.

Spogliamoci dunque di noi stessi e della nostra tristezza - tristezza mortale in verità - e rivestiamoci dell'abito della gioia che solo Lui, Signore e maestro può donarci.

lunedì 11 luglio 2011

Don Alessandro Reggiani



Un altro caro amico è diventato sacerdote.



Alessandro, anzi Don Alessandro.



Caro Alessandro questa è una lettera aperta per te.



Grazie per il tuo "sì".



Conosco la tua storia e abbiamo condiviso tanti momenti insieme.



Ora è bello vedere questa tua fotografia: sei meraviglioso.



Sei tutto di Dio, oltre i tuoi errori e la tua umanità perchè tu es sacerdos in aeternum.



Ti sei sempre affidato alla Regina della Pace e proprio nel suo giorno sei diventato sacerdote: segno grande per te e per tutti noi.



Nella preghiera hai affrontato i momenti difficili e proprio questi sono stati la tua scuola, certamente più dura e impegnativa della tua laurea in ingegneria.



Ti sei sempre preparato scrupolosamente nello studio e nella pastorale e nello stesso tempo eri pronto anche per una bella partita di calcetto.



I rosari detti insieme per strada o in Cappella, le nostre conversazioni sulla Chiesa e la sua storia, l'idea di riportare nei seminari la mistica, l'adorazione eucaristica e tutte le nostre conversazioni e confronti... sono tanti i ricordi e tanto e profondo è quello che ha unito te, me e don Alessandro De Parri.



La Regina della Pace ti ha preso per mano: sei il suo figlio prediletto.



Oggi rileggo ancora la tua lettera.



Sono così felice e con le lacrime ringrazio Dio.



Non ti mancherà mai la mia preghiera e quella del Movimento Gospa ma tu non fare mancare a noi la tua benedizione.



Ti abbraccio con affetto: siamo uniti nel Signore e pronti a dare la vita per Lui sempre, in ogni istante.



La tua vita sia una Santa Messa... la nostra vita sia una Santa Messa: sacrificio gradito a Dio.



Sii sale della terra, luce che sta sopra il moggio, canale di misericordia e tenerezza, di giustizia e forza, voce che grida nel deserto ma anche sopra i tetti.



Spezza per noi il Pane... oggi.






Tuo Dario Maria





sabato 9 luglio 2011

Don Stefano Gobbi prega per noi




Nel giorno della solennità di Pietro e Paolo e nell'ora della Divina Misericordia, don Stefano Gobbi è tornato a Casa.

Molti lo conoscono per il Movimento Sacerdotale Mariano e per i messaggi che diffondeva da quando a Fatima ebbe le prime locuzioni interiori nel 1972.

Noi lo vogliamo ricordare come un uomo di Chiesa, fedele al Papa, apostolo di Maria in quanto molto innamorato della nostra cara Mamma e apostolo delle genti in quanto diffuse e "fece tornare di moda" (scusate il virgolettato ma rende molto l'idea della realtà) l'importante atto di consacrazione della propria persona alla Madonna e al Suo Cuore Immacolato attraverso una seria preparazione.

Una seria preparazione che non si deve intendere sotto l'aspetto culturale, ma spirituale: preghiera, fedeltà alla preghiera quotidiana, sacramenti e Sacra Scrittura.

Devozione intesa come azione, coscientizzazione.
Don Stefano Gobbi aveva visitato più volte i cinque continenti per presiedere i Cenacoli Regionali, facendo circa 900 voli di aereo e numerosi viaggi in macchina e in treno ed ha fatto 2.210 Cenacoli, di cui 1.015 in Europa, 840 in America, 97 in Africa, 116 in Asia e 142 in Oceania.

Dopo il 1995 fino a ieri, Don Gobbi ha continuato a presiedere i Cenacoli in tutti i cinque i continenti nonostante l'età e un grosso infarto.
Le 3 del pomeriggio ci indicano l’ora della Misericordia, la Coroncina della Divina Misericordia, e Don Gobbi per molti anni portò nel mondo l’annuncio della Misericordia di Gesù.
Al Movimento, diffuso oggi in tutto il mondo, aderiscono alcuni Cardinali, oltre 350 Arcivescovi e Vescovi, 150.000 Sacerdoti del clero secolare e di tutti gli Ordini e Istituti Religiosi, oltre a decine di milioni di fedeli.

Ogni giudizio lo lasciamo alla Santa Madre Chiesa, noi siamo certi che pregherà per tutti noi e che anche oggi ci sta invitando a fare quello che fece lui: diffondere la consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, la preghiera del Rosario, la Coroncina della Divina Misericordia.

In che modo?

Facendo noi per primi tutto questo... ogni giorno, più volte al giorno.

Fede... fedeltà... questo ci chiede Dio, questo consola il suo Cuore, per questo intercede la Madonna per noi come ci ha ricordato ancora nell'ultimo messaggio del 2 a Medjugorje.

Abbiamo conosciuto personalmente Padre Adriano Gerli, Padre Tito, Madre Teresa di Calcutta, Fratel Ettore, Don Benzi, Giovanni Paolo II... il Movimento Gospa è impregnato di questi insegnamenti viventi di santità e ha avuto il dono di ricevere l'unica statua fino ad oggi benedetta da un Papa di Maria Regina della Pace di Medjugorje (se escludiamo quella di Civitavecchia che però arrivò nella mani del Santo Padre per il fenomeno straordinario della lacrimazione).

Anche questi sono segni che non possiamo dimenticare o sottovalutare.


Caro don Stefano Gobbi, prega per noi!

venerdì 8 luglio 2011

La Madre Chiesa Cattolica e i figli e le figlie omosessuali: indicazioni, aiuto, sostegno, presenza e... TANTO AMORE!

La Commissione per la dottrina della Conferenza Episcopale Canadese (CECC) ha pubblicato il 27 giugno una lettera sul ministero pastorale con giovani che provano attrazione per persone dello stesso sesso.
Mentre gli atti omosessuali sono sempre oggettivamente sbagliati, le inclinazioni non costituscono di per sé un peccato o una mancanza morale”, indicano i Vescovi.
Per molta gente l'attrazione omosessuale è una prova. I pastori devono quindi avvicinarsi con molta prudenza e carità”.
Le persone che provano un'attrazione erotica e affettiva per persone dello stesso sesso in modo predominante e non solo episodico “devono essere accolte con rispetto, misericordia e delicatezza”, sottolinea il testo, evitando qualsiasi “discriminazione ingiusta”.
“Queste persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita”.
Nella lettera, la commissione episcopale lamenta che “l'ingiustizia, l'odio o la violenza nell'incontro di persone con tendenze omosessuali si verifichino purtroppo ancora troppo spesso tra noi”, esortando “a non perpetrarli con parole o azioni”.
Il documento ricorda che la Chiesa non condanna mai le persone che sentono un'attrazione omosessuale, sottolineando anche che “nell'insegnamento e nei documenti ufficiali della Chiesa non si usano le parole 'gay' né 'lesbica' per designare queste persone”, visto che “non evocano la persona con la pienezza e la ricchezza che la Chiesa riconosce e rispetta in ogni uomo e in ogni donna”.
Esistere per un altro
La lettera indica poi che “la complementarietà tra l'uomo e la donna è inerente al disegno creatore”.
“L'uomo è chiamato a esistere 'per' l'altro, a diventare un dono”, sottolinea il testo, citando la Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem di Giovanni Paolo II, e si riferisce alla sessualità umana come a un “segno potente dell'amore oblativo di Dio”.
Allo stesso modo, indica che “l'atto genitale posto fuori dall'alleanza del matrimonio non può compiere la doppia finalità voluta dal Creatore”: l'approfondimento dell'amore tra gli sposi e la procreazione e l'educazione dei figli.
I Vescovi indicano anche che il processo che sperimentano tutti i giovani per comprendere e integrare la propria identità sessuale è “a lungo termine”.
“Può anche incontrare numerosi ostacoli”, aggiungono, citando “la pressione dei mezzi di comunicazione (in particolare Internet), il relativismo morale ampiamente esteso e l'edonismo diffuso da una società secolarizzata”.
Per vincerli, “la comunità cattolica ha anche la responsabilità di testimoniare la verità completa sulla sessualità umana”, contrastando le “false nozioni di libertà” che possono disorientare i giovani e nuocere loro.
“Per i giovani che vivono un'attrazione omosessuale e per coloro per i quali il matrimonio non è un'opzione, scegliere la castità come valore positivo rappresenta una sfida grande e costante”, affermano i Vescovi.
Rivolgendosi a chi li accompagna, segnalano la necessità di “esortarli a vivere il loro celibato castamente come discepoli di Gesù che continuano la via del sacrificio fino alla gloria della vita eterna”.
Citando la Lettera di San Paolo ai Colossesi, ricordano che “innumerevoli cristiani nel corso dei secoli hanno scoperto che l'amicizia di Gesù e la sua sollecitudine apportano la cura interiore e la pace e ci rendono capaci di dar frutto per la vita del suo corpo, la Chiesa”.
In questo senso, spiegano che “lungi dall'essere condannata a una 'vita senza amore', la persona con tendenze omosessuali è chiamata a vivere nell'amore e nella grazia di Gesù Cristo”.
“Solo Lui riempie la nostra personalità umana e la eleva al Padre – aggiungono –. Una vita così comporta il dono e il sacrificio di se stessi, prove di un amore autentico per Dio e per i nostri fratelli e le nostre sorelle”.
Suggerimenti per genitori e figli
Circa i genitori che hanno un figlio con tendenze omosessuali, il testo indica la necessità di avere “pazienza, dominio di sé, prudenza e comprensione”.
“Ricordate che vostro figlio, ora più che mai, ha bisogno di voi e della vostra famiglia”, ricordano i Vescovi, sottolineando che i figli sono sempre un dono di Dio e invitando a “cercare di agire con amore e confidando nella Provvidenza divina”, accogliendo il figlio, esortandolo ad essere fedele alla vita spirituale e, se necessario, sollecitando l'accompagnamento di un sacerdote o l'aiuto di un consigliere.
Avvertono anche della tentazione al suicidio che possono sperimentare alcune persone “quando non riescono più a negare o a ignorare una profonda tendenza omosessuale”, e chiedono che “i consulenti professionali e gli psicologi che ricevono i giovani si distinguano per la loro maturità umana e spirituale” e aderiscano all'insegnamento della Chiesa sull'omosessualità e la castità.
Ai giovani con tendenze omosessuali, i Vescovi esprimono vicinanza e chiedono di accettare l'amore di Dio e di ricordare che “fin da prima della creazione del mondo siete stati scelti per essere santi e immacolati alla sua presenza”.
In concreto, li esortano a “pregare senza sosta” e ad “essere vigili”, ad “accostarsi frequentemente ai sacramenti” e a “coltivare amicizie virtuose”.
Allo stesso modo, apprezzano nella lettera la testimonianza di uomini e donne con tendenze omosessuali che “testimoniano il Vangelo attraverso la loro generosità e il loro servizio della carità nella verità”.

ECCOCI MADRE, GUIDACI!


Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.

Ore 7.30 Santo Rosario
Ore 12.00 Angelus (da Pasqua a Pentecoste Regina Coeli)
Ore 15.00 Coroncina della Divina Misericordia
Ore 17.20 Santo Rosario
Ore 17.40 * 18.40 (ora solare-ora legale) Apparizione della Vergine Santissima a Medjugorje
Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!

Terminiamo ripetendo sempre:
Maria, Regina della Pace e del Movimento, Madre mia: totus tuus!