giovedì 13 marzo 2014

TANTI SANTI AUGURI AL SANTO PADRE FRANCESCO

Il messaggio di Gesù è la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore”. Ne è sempre stato convinto Jorge Mario Bergoglio, prima che diventasse sacerdote, da vescovo e da Papa. Tra le primissime riflessioni, dettate all’inizio del suo pontificato, Egli – oltre all’efficacia simbolica di alcuni suoi gesti – ha voluto sottolineare l’importanza della misericordia di Dio, presentandola subito come l’aspetto caratterizzante del suo pontificato. Una breve ricerca attraverso il portale della Santa Sede ci ha permesso di rintracciare oltre 136 interventi pubblici (tra discorsi, udienze, omelie, ecc.) pronunciati da Papa Francesco, con a tema la “Misericordia di Dio”, vale a dire all’incirca 11 sottolineature tematiche al mese in questo primo anno di pontificato.

La vocazione sacerdotale di Papa Francesco, nasce più di cinquant’anni fa, in seguito ad un particolare “incontro” maturato proprio nel confessionale, là dove la misericordia di Dio spezza i vincoli del peccato per abbracciare ogni creatura e rivestirla del Suo amore, come lo stesso Jorge Mario Bergoglio racconta nel libro Papa Francesco, Conversazione con Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti: “Mi successe una cosa strana durante quella confessione, non so che cosa esattamente, ma mi cambiò la vita; direi che mi son lasciato sorprendere con la guardia bassa”. Un incontro con la persona di Cristo, carico di stupore, che lasciò nella mente del giovane Bergoglio la piacevole sensazione di essere stato atteso da sempre da Qualcuno; “Tu lo stai cercando – dirà poi da arcivescovo –, ma è Lui a trovarti per primo. Lo vuoi incontrare, ma è Lui che ti viene incontro per primo”. Quella particolare esperienza sacramentale segnò profondamente il cuore di Jorge Mario, che ancora diciassettenne percepì l’importanza dello sguardo misericordioso offertogli da Dio. E’ questo – dirà poi da sacerdote, ricordando la chiamata di Matteo – “il modo in cui Lui mi chiede di guardare gli altri: con tanta misericordia e come se li stessi scegliendo per Lui. Senza escludere nessuno, poiché tutti sono scelti dall’amore di Dio”.
Papa Francesco è il terzo pontefice consecutivo a scommettere sul valore della misericordia di Dio e a rivalutarne il messaggio teologico e spirituale.
Che nella Chiesa fosse arrivato il tempo della misericordia lo aveva già intuito Giovanni Paolo II, “lui – lo ha ricordato recentemente Papa Francesco – ha avuto il «fiuto» che questo era il tempo della misericordia”, «Che cosa (è ancora Papa Francesco a citare Wojtyla) ci porteranno gli anni che sono davanti a noi? Come sarà l’avvenire dell’uomo sulla terra? A noi non è dato di saperlo. E’ certo tuttavia che accanto a nuovi progressi non mancheranno, purtroppo, esperienze dolorose. Ma la luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini del terzo millennio». Papa Benedetto XVI ricordava che il Cuore di Cristo, ricco di misericordia, “ci chiede di amare tutti, anche i lontani e i nemici, imitando il Padre celeste che rispetta la libertà di ciascuno ed attira tutti a sé con la forza invincibile della sua fedeltà. […] Nel nostro tempo, l’umanità ha bisogno che sia proclamata e testimoniata con vigore la misericordia di Dio”. “Il Signore – dice oggi Papa Francesco – mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono”. “Il volto di Dio – lo aveva affermato il Papa nel corso del suo primo Angelus da pontefice – è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito”.
Nella misericordia è custodito il mistero della “vulnerabilità” del cuore di Cristo; scriveva il teologo von Balthasar: “un cuore ferito e reso impotente dall’amore, un fianco aperto e indifeso, attraverso il quale l’uomo, il nemico, può irrompere”. La scelta operata da Papa Francesco, quella cioè di porre la misericordia di Dio al centro della sua azione pastorale non deve far pensare ad una strategia spirituale volta a scompaginare i principi della morale cristiana, recentemente molto dibattuti. A tal proposito il teologo gesuita Juan Carlos Scannone (che conosce molto bene Bergoglio), intervistato da Lucio Brunelli per tg2dossier, ha affermato: “Francesco non cambierà la dottrina sull’aborto o sul divorzio, ma pone l’accento sull’atteggiamento di misericordia che bisogna avere verso le persone che soffrono per quelle situazioni… vuole dare alla carità e alla misericordia tutto il valore che nel cristianesimo hanno”. Papa Francesco stesso – parlando ai parroci di Roma – a proposito del «lassismo» o del «rigorismo» nell’amministrare il sacramento della Riconciliazione, ha precisato: “Che tra i confessori ci siano differenze di stile è normale, ma queste differenze non possono riguardare la sostanza, cioè la sana dottrina morale e la misericordia… La vera misericordia si fa carico della persona, la ascolta attentamente, si accosta con rispetto e con verità alla sua situazione, e la accompagna nel cammino della riconciliazione”.
Tra i ricordi di Papa Francesco, legati al tema della misericordia, vi è un secondo dettaglio, rivelato durante la conversazione con il clero di Roma. A Buenos Aires, in preghiera davanti al corpo esanime di uno stimato e amato confessore “mentre sistemavo i fiori – racconta il Papa – ho preso la croce del Rosario (che egli teneva in mano, ndr), e con un po’ di forza l’ho staccata. E in quel momento l’ho guardato e ho detto: «Dammi la metà della tua misericordia». Ho sentito una cosa forte che mi ha dato il coraggio di fare questo e di fare questa preghiera! E poi, quella croce l’ho messa qui, in tasca. Le camicie del Papa non hanno tasche, ma io sempre porto qui una busta di stoffa piccola, e da quel giorno fino ad oggi, quella croce è con me. E quando mi viene un cattivo pensiero contro qualche persona, la mano mi viene qui, sempre. E sento la grazia! Sento che mi fa bene. Quanto bene fa l’esempio di un prete misericordioso, di un prete che si avvicina alle ferite…”.

domenica 2 marzo 2014

Messaggio del 2 marzo 2014 della Regina della Pace dato a tutti noi tramite Mirjana





Cari figli, 

vengo da voi come madre e desidero che in me, come madre, troviate rifugio, consolazione e riposo; perciò figli miei, apostoli del mio amore, pregate, pregate con devozione umile, con obbedienza e con piena fiducia nel Padre Celeste. 

Abbiate fiducia come anche io l'ho avuta quando mi è stato detto che avrei portato la Benedizione promessa. 

Che nel vostro cuore e sulle vostre labbra, sia sempre la Sua volontà, perciò, abbiate fiducia e pregate affinché io possa intercedere presso il Signore affinché vi dia la benedizione celeste e vi riempia di Spirito Santo. 

Solo allora potrete aiutare tutti coloro che non conoscono il Signore, voi apostoli del mio amore, li aiuterete affinché con piena fiducia possano trovare il Padre. 

Pregate per i vostri pastori e confidate nelle loro mani benedette. 

Vi ringrazio

venerdì 21 febbraio 2014

Preghiamo per Don Gabriele Amorth

Un altro mio amico si sta spegnendo: Don Gabriele Amorth. Nel 1997 la nostra conoscenza divenne un'amicizia. Vivevo a Roma e quando capitava che avesse bisogno una mano, mi presentavo. Per molti è noto come il famoso esorcista. A me nel cuore rimangono le sue parole sulla fede e la ricerca della verità. La capacità di semplificare tutto con la felice scoperta che così facendo si trova il senso delle cose e l'essenza trascendentale. Preghiamo per lui. E' un grande uomo. E' un cristiano. Un sacerdote che ha sempre aperto le porte a tutti.

Dario Maria Minotta



lunedì 17 febbraio 2014

NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO


Segni dei tempi: DUE PAPI - articolo del caro amico Antonio Socci

E’ stato ricordato, l’11 febbraio scorso, l’anniversario della “rinuncia” al papato di Benedetto XVI. Il 28 febbraio sarà un anno dalla fine del suo pontificato. Ma è sempre più misterioso ciò che accadde in Vaticano un anno fa, proprio in questi giorni. E qual è la vera natura del “ritiro” di Benedetto XVI.

SEMPRE PAPA

Nei casi precedenti infatti i papi dimissionari sono sempre tornati al loro status di cardinale o religioso: il famoso Celestino V, eletto nel 1294, dopo cinque mesi abdicò e tornò ad essere l’eremita Pietro da Morrone.

E il papa legittimo Gregorio XII che, per ricomporre il grande scisma d’Occidente, si ritirò dall’ufficio papale il 4 luglio 1415, fu reintegrato nel Sacro Collegio col titolo di cardinale Angelo Correr, andando a fare il legato pontificio nelle Marche.

Visti i precedenti lo stesso portavoce di Benedetto, padre Federico Lombardi, durante un briefing con i giornalisti, il 20 febbraio dell’anno scorso, alla domanda “e se decidesse di chiamarsi Pontefice Emerito?”, rispose testualmente: “Lo escluderei. ‘Emerito’ è il vescovo che pure dopo le dimissioni mantiene comunque un legame… nel caso del ministero petrino è meglio tenere le cose separate”.

Le ultime parole famose. Appena una settimana dopo, il 26 febbraio, lo stesso padre Lombardi dovette comunicare che Benedetto XVI sarebbe rimasto proprio “Papa emerito” o “Romano Pontefice Emerito”, conservando il titolo di “Sua Santità”. Egli non avrebbe più indossato l’anello del pescatore e avrebbe vestito la talare bianca semplice.

In questi giorni inoltre Benedetto XVI ha rifiutato il cambiamento del suo stemma pontificio, bocciando sia il ritorno a un’araldica cardinalizia, sia lo stemma da papa emerito. Intende conservare lo stemma da papa, con le chiavi di Pietro.

Che significa tutto questo? Ovviamente è esclusa ogni vanità personale per un uomo che ha dato prova del più totale distacco dalle cariche terrene (del resto qui si tratta di cose teologiche, non certo di beni mondani).

Dunque può esserci solo una ponderata ragione storico-ecclesiale, probabilmente legata ai motivi del suo ritiro (per il quale tanti hanno premuto indebitamente). Ma qual è questa ragione?

PAPA PER SEMPRE

L’unica spiegazione ufficiale si trova nel suo discorso del 27 febbraio 2013, quello in cui chiarì i limiti della sua decisione:

“Qui permettetemi di tornare ancora una volta al 19 aprile 2005. La gravità della decisione è stata proprio anche nel fatto che da quel momento in poi ero impegnato sempre e per sempre dal Signore”. 

Attenzione, sottolineo quell’espressione “sempre e per sempre”, perché il Papa poi la spiegò così:

“Sempre – chi assume il ministero petrino non ha più alcuna privacy. Appartiene sempre e totalmente a tutti, a tutta la Chiesa (…) non appartiene più a se stesso”.

Poi aggiunse testualmente:

“Il ‘sempre’ è anche un ‘per sempre’ - non c’è più un ritornare nel privato. La mia decisione di rinunciare all’esercizio attivo del ministero, non revoca questo”.

E’ incredibile che una frase simile sia passata inosservata. Se le parole hanno un senso, infatti, qua Benedetto XVI afferma che rinuncia “all’esercizio attivo del ministero”, ma tale ministero petrino, per quanto lo riguarda, è “per sempre” e non è revocato. Nel senso che la sua rinuncia riguarda solo “l’esercizio attivo” e non il ministero petrino.

Quale diverso significato possono avere quelle parole? Io non lo vedo. Per questo ci si deve chiedere che tipo di “ritiro” sia stato quello di Benedetto XVI.

Sempre in quel discorso del 27 febbraio sembrò confermare la distinzione fra “esercizio attivo” ed “esercizio passivo” del ministero petrino.

Disse infatti: “Non porto più la potestà dell’officio per il governo della Chiesa, ma nel servizio della preghiera resto, per così dire, nel recinto di san Pietro. San Benedetto, il cui nome porto da Papa, mi sarà di grande esempio in questo. Egli ci ha mostrato la via per una vita, che, attiva o passiva, appartiene totalmente all’opera di Dio”.

Di fatto a queste parole, alle espressioni “per sempre” e “ministero non revocato”, si sono aggiunti poi gli atti di cui abbiamo parlato, ovvero la permanenza del nome Benedetto XVI, della veste, del titolo “Sua Santità” e dello stemma pontificio.

IN COMUNIONE CON FRANCESCO

Peraltro perfettamente riconosciuti da papa Francesco che l’11 febbraio scorso diffondeva questo tweet: “Oggi vi invito a pregare per Sua Santità Benedetto XVI, un uomo di grande coraggio e umiltà”.

Si tratta di una situazione totalmente nuova nella storia della Chiesa. Nei secoli passati infatti ci sono stati, e più volte, contrapposizioni di papi e antipapi, perfino tre per volta.

Non c’erano mai stati invece due papi in comunione, che si riconoscevano a vicenda. Ho detto “due papi” considerando che uno dei due è il papa precedente, diventato “papa emerito”, e che si tratta di una figura del tutto inedita.

Qual è infatti il suo status teologico? E cosa significa il ritiro dal solo “esercizio attivo” del ministero petrino?

Benedetto XVI, parlando ai cardinali prima del Conclave, ha anticipato la sua reverenza e obbedienza al successore. Tale è in effetti l’atteggiamento di Benedetto verso Francesco. E si è resa visibile la comunione tra i due quando hanno scritto a quattro mani l’enciclica “Lumen fidei”.

Però colpisce il fatto che nel filmato del loro incontro a Castelgandolfo, come pure nella cerimonia tenutasi nei giardini vaticani per benedire la statua di S. Michele, si vedono i due uomini di Dio che si abbracciano come fratelli e non c’è da parte di nessuno dei due il gesto del bacio dell’anello del pescatore. Viene da chiedersi: ma chi è il Papa?

UN SEGRETO FRA LORO

C’è forse un segreto, fra loro, che il mondo ignora? O vanno considerati sullo stesso piano? Sappiamo che così non può essere perché per divina costituzione la Chiesa può avere solo un papa. Ma allora?

Si aprono problemi nuovi e sorprendenti alla luce dei quali alcuni potrebbero anche attribuire significati inattesi a certi gesti di Francesco, come l’essersi presentato sulla loggia di San Pietro solo come “vescovo di Roma”, senza paramenti pontifici o la mancanza del pallio nel suo stemma papale (il pallio è oggi il simbolo dell’incoronazione pontificia avendo sostituito il triregno).

Di certo chi oggi tenta di usare uno contro l’altro fa un atto arbitrario. Del resto certi lefebvriani e i sedevacantisti che contestano l’autorità di Francesco sono egualmente ostili a Benedetto.

La preghiera costante di Benedetto per Francesco e per la Chiesa è forse il grande segno profetico di questo momento storico.

Tuttavia non si può fingere che tutto sia normale, perché la situazione è quasi apocalittica. E non si possono evitare le domande: sulle ragioni delle dimissioni di Benedetto, su quanti le hanno volute, sulle pressioni indebite che le hanno provocate. E sul suo status attuale.

UN’EPOCA MAI VISTA

Nei giorni successivi all’annuncio del ritiro, prima che egli precisasse la sua nuova situazione, anche “Civiltà Cattolica”, come padre Lombardi, aveva fatto una gaffe.

Pubblicò infatti un saggio del canonista Gianfranco Ghirlanda dove si affermava: “È evidente che il papa che si è dimesso non è più papa, quindi non ha più alcuna potestà nella Chiesa e non può intromettersi in alcun affare di governo. Ci si può chiedere che titolo conserverà Benedetto XVI. Pensiamo che gli dovrebbe essere attribuito il titolo di vescovo emerito di Roma, come ogni altro vescovo diocesano che cessa”.

In ogni caso non “papa emerito”. E invece Benedetto ha scelto di essere proprio “papa emerito”. Deve esserci una ragione assai seria per decidere di “permanere” così. E le conseguenze sono evidenti. I suoi sono segnali molto importanti mandati a chi deve intenderli e a tutta la Chiesa.

Segnala che egli continua a difendere il tesoro della Chiesa, sia pure in un modo nuovo. E sembra ripetere quanto disse nella sua messa d’insediamento: “Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi”.

Antonio Socci

ECCOCI MADRE, GUIDACI!


Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.

Ore 7.30 Santo Rosario
Ore 12.00 Angelus (da Pasqua a Pentecoste Regina Coeli)
Ore 15.00 Coroncina della Divina Misericordia
Ore 17.20 Santo Rosario
Ore 17.40 * 18.40 (ora solare-ora legale) Apparizione della Vergine Santissima a Medjugorje
Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!

Terminiamo ripetendo sempre:
Maria, Regina della Pace e del Movimento, Madre mia: totus tuus!