giovedì 14 agosto 2014
martedì 12 agosto 2014
Antonio Socci - Massimo Introvigne. Santo Padre e l'Iraq e Mosul passando da Padre Livio Fanzaga di Radio Maria. Una riflessione di quanto successo su Facebook del nostro responsabile Dario Maria Minotta
Ho avuto un bello scambio di opinioni con Carla Vanni che ancora ringrazio. Mi chiedete in molti e in posta privata su Socci, Introvigne e silenzio del Santo Padre. Riedito quanto già scritto in una unica riflessione, Sperando possa essere utile o di stimolo per essere tutti uomini e donne di preghiera e azione: questo conta. Non vi è fede senza testimonianza. Non vi è amore senza carità. Si entra in chiesa per amare Dio, si esce per servire i fratelli. Mi auguro, desidero precisare subito, che da questa discussione non escano articoli di altri vaticanisti e pseudo tali che spesso e volentieri vivono di cattolicesimo e non di Cristo. Non sto giudicando, attenzione: basta leggere quanto scrivono e non sto parlando dell'amico Introvigne che stimo... chi sa, ha già capito. Sull'amico Antonio Socci chiarisco che in questa vicenda sono tuttavia dalla sua parte e di seguito capirete il perchè. Tenete presente anche che Antonio non ha mai messo da parte la sua testimonianza cristiana in nome di un posto (a ben vedere in Rai lo ha anche perso, ricordate?) o di un incarico politico... e io vi assicuro che offerte golose ne ha avute e ne ha. In molti dicono di apprezzare questo atteggiamento e come al solito pochi lo fanno. Vorrei dire di più... ma meglio fermarsi qui. Chissà cosa dirà Padre Livio a Radio Maria... anzi, cosa non dirà. Lancio questa provocazione e rimango in attesa.
Coraggio Antonio. Forza. Parliamo chiaro perchè amiamo la Chiesa e perchè siamo coscienti di essere chiamati a essere sale della terra, non per merito ma per volontà di Dio che ci ha chiamato a servire.
LA MIA RIFLESSIONE:
Un pontificio istituto della Santa Sede si è espresso sui fatti dell’Iraq e di Mosul facendo seguito a parole di altre Eccellenze e Monsignori.
Sono del parere, e non a torto, che le loro parole non siano assolutamente e minimamente delle stesso valore di quelle che vorremmo sentire dal Santo Padre che ancora non si è espresso.
Personalmente voglio credere che ci siano motivazioni a noi sconosciute, come fu per Pio XII e i nazisti dove il silenzio fu per evitare una strage peggiore mentre nel nascondimento operava concretamente per salvare il maggior numero di ebrei. Preghiamo, come sempre lui stesso ci chiede, per il Santo Padre e per i cristiani che continuamente vengono martirizzati... il loro sangue renda tutti noi saldi e forti nella fede.
Riguardo alla diatriba tra Antonio Socci e Massimo Introvigne, che conosco entrambi personalmente, non sono nessuno per emettere dei giudizi anche se sono rimasto colpito dalla linearità del pensiero basato su fatti oggettivi del primo e sull'incoerenza del secondo sempre sugli stessi fatti che fino a ieri giudicava in ben altro modo rasentando talvolta un pensiero politico leggermente estremo piuttosto che uno etico religioso.
Stiamo comunque parlando di due persone molto diverse sotto ogni profilo e con sensibilità accentuate che sviluppano pregi e difetti evidenti... come ciascuno di noi.
Nel rileggere i loro articoli è oggettivo notare come Socci dica delle cose, Introvigne risponda con altre argomentazioni che in effetti non centrano con l'articolo di Antonio come successivamente - a questo punto, giustamente per intelligenza delle cose e specificatio terminorum - ha fatto notare. Questa davvero è onestà intellettuale, con buona pace per tutti: è evidente.
La successiva risposta di Introvigne a Socci purtroppo cade nel modo: allora era sincero prima o lo è stato dopo? Chi è scrittore sa che, per esempio scrivere in MAIUSCOLO equivale ad urlare.
Conclusione: preghiamo per loro che sono dei "grandi" del pensiero cattolico contemporaneo, preghiamo per il Santo Padre e per la Chiesa intera. Sinceramente anch'io vorrei che il Papa si esprimesse chiaramente su questa vicenda orribile che si sta perpetrando da mesi e mesi.
Molti della Santa Sede – come già evidenziato - si stanno esprimendo a tal proposito in modo pubblico e anch'io nel mio piccolo vorrei, mi ripeto, che intervenisse lui. Ma questa rimane una mia personale sensibilità chiusa nel cerchio della mia ignoranza cosciente.
Maria un giorno disse a Gesù: "Vedi che non hanno più vino?" . Anch'io insieme ad altri dico al nostro Santo Padre: "Vedi che li stanno massacrando?". Come Maria possiamo chiedere. Come Maria obbediamo.
L'obbligo di fede è per la Sacra Bibbia, la Tradizione (Padri della Chiesa, Magistero, Dogmi, Encicliche...) e per il Santo Padre ex cattedra. Non si tratta di entrare nei pensieri del Santo Padre ma di essere con il Santo Padre. Francesco è il sommo Pontefice e non solo Vescovo di Roma, lui è il Vicario di Cristo, lui è il "capo". Noi tutti siamo Chiesa. Noi tutti dobbiamo fare nostra questa responsabilità... se un giorno non ci furono dei laici a consigliare a Paolo VI (prossimo beato) che le sue dichiarazioni sulla pillola contraccettiva erano da rivedere perchè in realtà era abortiva... immagina... Siamo tutti chiamati a essere sale della terra, non per merito ma per volontà di Dio, e se il sale perdesse il suo sapore... che fine farà? Preghiera e Azione. Anche rischiando di sbagliare. Mai stare nel mezzo. La Sacra Scrittura ci ricorda che chi non è ne carne ne pesce Dio lo vomita. Parole forti come forte è il sacrificio di Dio in croce per ciascuno di noi... ogni giorno... ogni ora nella Santa Messa. Nemmeno quello dei nostri martiri è paragonabile al sacrificio di Dio per ciascuno di noi.
Tutta questa discussione e le tutte le nostre riflessioni che hanno un comun denominatore il nostro amore per Dio e per i nostri fratelli e le nostre sorelle nella sofferenza. Preghiamo per il Papa che sta per partire e andrà in Corea... dove l'evangelizzazione non è stata fatta da sacerdoti o missionari ma da laici che hanno fondato la Chiesa... proprio in sintonia con tutto quello che ci stiamo dicendo. Beatificherà anche diversi martiri... chissà... che in quella occasione... Un abbraccio e buona serata
lunedì 11 agosto 2014
"Nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. (Fil 2,9 ss) *In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati».(At 4,12) *E avverrà che CHIUNQUE avrà invocato il nome del Signore sarà salvato!!! (At 2,21)
La legittima difesa e San Giovanni Paolo II, il Grande
DALL' "EVANGELIUM VITAE" DI GIOVANNI PAOLO II
"D'altra parte, «la legittima difesa può essere non soltanto un diritto, ma un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri, del bene comune della famiglia o della comunità civile» (CCC 2265). Accade purtroppo che la necessità di porre l'aggressore in condizione di non nuocere comporti talvolta la sua soppressione. In tale ipotesi, l'esito mortale va attribuito allo stesso aggressore che vi si è esposto con la sua azione, anche nel caso in cui egli non fosse moralmente responsabile per mancanza dell'uso della ragione (Cf S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae, II-II, q. 64, a. 7; S. Alfonso De' Liguori, Theologia moralis, l. III, tr. 4, c. 1, dub. 3.)"
(questo è il magistero di un grande papa che fra l'altro si è opposto alle guerre in Iraq, ha difeso i cristiani perseguitati e ha coniato il principio dell' "ingerenza umanitaria" per chiedere l'intervento con la forza della comunità internazionale per disarmare quelli che stanno per perpetrare crimini contro l'umanità)
Le Crociate
«I cristiani che si vergognano delle Crociate sono succubi del laicismo dominante,LE CROCIATE FURONO AZIONE DIFENSIVA ALLE INVASIONI ISLAMICHE :ALLE CROCIATE ,TUTTA L'EUROPA DEVE MOLTO ,NON SOLO I CRISTIANI.» Una risposta di Mons. Luigi Negri alle provocazioni di chi ancora crede alle "leggende nere " sulle Crociate .
FOTO : San Francesco d'Assisi difende le Crociate davanti al Sultano d'Egitto e gli chiede di LASCIARE IN PACE I CRISTIANI (dipinto di Giotto)
Recentemente su IlSussidiario.net è apparso un articolo di don Federico Pichetto che condanna le Crociate, di cui i cristiani - dice sostanzialmente Pichetto - dovrebbero vergognarsi perché sono un tradimento del cristianesimo. Il giudizio non riguarda solo l'evento storico in sé ma più in generale la posizione che un cristiano deve avere di fronte alle vicende del mondo, anche oggi. Giudizi gravi che meritano, seppure a distanza di tempo, una replica puntuale e autorevole.
Caro don Pichetto,
ti scrivo queste righe cercando di rispondere al tuo intervento sulle Crociate.
In effetti tu parli di Crociate che non sono mai esistite: Crociate sostenute dalla nascente borghesia, che come ognun sa, alla fine dell’XI secolo - quando la prima Crociata fu bandita – non c’era nella società europea, o comunque era una minoranza con un potere limitatissimo.
E poi riprendi le Crociate come progetto di imposizione violenta del Cristianesimo a popolazioni straniere.
Non tocca a me rifare il punto su questa vicenda secolare su cui la migliore storiografia, e non solo quella cattolica, ha dato un contributo decisivo.
Per dirla con il mio grande amico Franco Cardini, le Crociate sono state un grande «pellegrinaggio armato», protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso.
Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente.
Non so quale avvenimento della Chiesa possa sfuggire a una lettura come questa.
STA DI FATTO CHE NOI-CRISTIANI DEL TERZO MILLENNIO-ALLE CROCIATE DOBBIAMO MOLTO.
Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.
Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni.
Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli - il livello del mare e il livello della montagna - per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria.
Nessuna realtà cristiana esprime la perfezione della fede che è solo in Gesù Cristo, ma nessuna esperienza cristiana è invincibilmente diabolica. Passare dalla fede alle opere è compito fondamentale del cristiano di ogni tempo.
Ora, per recuperare questa bellezza della storia cristiana bisogna guardare la realtà secondo tutta l’ampiezza cattolica. La mia generazione e quella di molti amici dopo di me - che per l’intelligenza e l’apertura di monsignor Luigi Giussani hanno potuto dialogare personalmente per esempio con Regine Pernoud, con Leo Moulin, con Henri de Lubac, con Hans Urs von Balthasar, con Joseph Ratzinger, con Jean Guitton e molti altri - hanno un sano orgoglio della nostra tradizione cattolica.
Per questo sentono in modo assolutamente negativo desumere acriticamente l’immagine della Chiesa dalla mentalità laicista che cerca di dominare la nostra coscienza e il nostro cuore.
Certo, l’essenza di questa tradizione cattolica - e che, quindi, comprende anche le Crociate - è il desiderio di vivere il rapporto con Cristo e di annunziarlo nella concretezza del suo popolo che è la Chiesa, nelle grandi dimensioni che rendono il cristiano autenticamente uomo: la dimensione della cultura, della carità e della missione. È questo il Cristo che sta all’origine di tante iniziative del passato e del presente. Nessuna iniziativa lo esprime adeguatamente, ma l’assenza di qualsiasi capacità di presenza nel mondo e di giudizio sulla vita degli uomini e sui problemi degli uomini fa dubitare che esista una fede autenticamente cattolica.
La fede in Cristo può rischiare di ridursi a essere spunto per mozioni soggettive e spiritualistiche da cui metteva in guardia il santo padre Benedetto XVI all’inizio della sua splendida enciclica Deus Caritas Est: un Cristo che rischia di stare acquattato nel silenzio della coscienza personale, che non diventa fattore di vita e di cultura, che non tende a creare una civiltà della verità e dell’amore. Ricordo ancora con commozione quando facevo la terza liceo una lezione di Giussani in cui disse letteralmente: «La comunità cristiana tende a generare inesorabilmente una civiltà».
Nella mia esperienza pastorale e culturale ho sempre sentito come punto di riferimento sostanziale la grande certezza di Giovanni di Salisbury che diceva: «Noi siamo come nani sulle spalle di giganti». È perché siamo sulle spalle di giganti che vediamo bene il presente e intuiamo le linee del futuro. È questo che rende così appassionata la nostra responsabilità, senza nessuna dipendenza dagli esiti, con la certezza di portare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, alla grande impresa del farsi del Regno di Dio nel mondo, che come dice il Concilio Vaticano II coincide con la Chiesa e la sua missione.
Un cordiale saluto
Monsignor Luigi Negri 07-05-2014
SAN FRANCESCO DIFENDE LE CROCIATE DAVANTI AL SULTANO D'EGITTO
Il Sultano sottopose a Francesco D'Assisi un'altra questione:"II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca,dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici"; rispose il beato Francesco:"Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Il perdono di cui Cristo parla non è un perdono folle, cieco, incondizionato, ma un perdono meritato. Gesù infatti ha detto: "Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino". Infatti il Signore ha voluto dirci che la misericordia va dispensata a tutti, anche a chi non la merita, ma che almeno sia capace di comprenderla e farne frutto, e non a chi è disposto ad errare con la stessa tenacia e convinzione di prima. Altrove, oltretutto, è detto: "Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te”. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall'amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare, o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi".
L'episodio è tratta dal numero 2691 delle FONTI FRANCESCANE, una raccolta di testi riconosciuta e approvata dalla Chiesa sulla storia dell'Ordine francescano e i suoi protagonisti. L'Opera è risultata fondamentale per numerosissime questione in materia di fede, o per l'agiografia di numerosi santi, tra cui proprio San Francesco.
Insomma, in un colpo solo Francesco, il santo prediletto da Dio, che era già divenuto frate e preso i suoi voti, difese l’opera del crociati e propose al sultano la conversione. Egli non riuscì tuttavia nel suo intento, ma suscitò profonda ammirazione nel sultano che lo vide come un sant'uomo e lo trattò con rispetto: dopo aver offerto invano a Francesco numerose ricchezze, lo lasciò tornare incolume all'accampamento dei crociati.
FOTO : San Francesco d'Assisi difende le Crociate davanti al Sultano d'Egitto e gli chiede di LASCIARE IN PACE I CRISTIANI (dipinto di Giotto)
Recentemente su IlSussidiario.net è apparso un articolo di don Federico Pichetto che condanna le Crociate, di cui i cristiani - dice sostanzialmente Pichetto - dovrebbero vergognarsi perché sono un tradimento del cristianesimo. Il giudizio non riguarda solo l'evento storico in sé ma più in generale la posizione che un cristiano deve avere di fronte alle vicende del mondo, anche oggi. Giudizi gravi che meritano, seppure a distanza di tempo, una replica puntuale e autorevole.
Caro don Pichetto,
ti scrivo queste righe cercando di rispondere al tuo intervento sulle Crociate.
In effetti tu parli di Crociate che non sono mai esistite: Crociate sostenute dalla nascente borghesia, che come ognun sa, alla fine dell’XI secolo - quando la prima Crociata fu bandita – non c’era nella società europea, o comunque era una minoranza con un potere limitatissimo.
E poi riprendi le Crociate come progetto di imposizione violenta del Cristianesimo a popolazioni straniere.
Non tocca a me rifare il punto su questa vicenda secolare su cui la migliore storiografia, e non solo quella cattolica, ha dato un contributo decisivo.
Per dirla con il mio grande amico Franco Cardini, le Crociate sono state un grande «pellegrinaggio armato», protagonista del quale fu, nei secoli, il popolo cristiano nel suo complesso.
Una avanguardia di santi, una massa di cristiani comuni e, nella retroguardia, qualche delinquente.
Non so quale avvenimento della Chiesa possa sfuggire a una lettura come questa.
STA DI FATTO CHE NOI-CRISTIANI DEL TERZO MILLENNIO-ALLE CROCIATE DOBBIAMO MOLTO.
Dobbiamo che non si sia perduta la possibilità dei grandi pellegrinaggi in Terrasanta: nei luoghi della vita storica di Gesù Cristo e della nascita della Chiesa.
Alle Crociate dobbiamo che si sia ritardata la fine della grande epopea della civiltà bizantina di almeno due secoli, e si sono soprattutto salvate dalla dominazione turca le regioni della nostra bella Italia, che si affacciano sul mare Adriatico, Tirreno e Ionio, falcidiate da quelle sistematiche incursioni di corsari e di turchi che hanno depauperato nei secoli le nostre popolazioni.
Anche la tua bella Liguria ha dovuto costruire parte dei suoi paesi e delle sue piccole città a due livelli - il livello del mare e il livello della montagna - per poter sfuggire a queste invasioni che hanno fatto morire nel buio della cosiddetta civiltà araba e islamica centinaia e migliaia di nostri fratelli cristiani, a cui era stata tolta anche la dignità umana e di cui noi facciamo così fatica a fare memoria.
Nessuna realtà cristiana esprime la perfezione della fede che è solo in Gesù Cristo, ma nessuna esperienza cristiana è invincibilmente diabolica. Passare dalla fede alle opere è compito fondamentale del cristiano di ogni tempo.
Ora, per recuperare questa bellezza della storia cristiana bisogna guardare la realtà secondo tutta l’ampiezza cattolica. La mia generazione e quella di molti amici dopo di me - che per l’intelligenza e l’apertura di monsignor Luigi Giussani hanno potuto dialogare personalmente per esempio con Regine Pernoud, con Leo Moulin, con Henri de Lubac, con Hans Urs von Balthasar, con Joseph Ratzinger, con Jean Guitton e molti altri - hanno un sano orgoglio della nostra tradizione cattolica.
Per questo sentono in modo assolutamente negativo desumere acriticamente l’immagine della Chiesa dalla mentalità laicista che cerca di dominare la nostra coscienza e il nostro cuore.
Certo, l’essenza di questa tradizione cattolica - e che, quindi, comprende anche le Crociate - è il desiderio di vivere il rapporto con Cristo e di annunziarlo nella concretezza del suo popolo che è la Chiesa, nelle grandi dimensioni che rendono il cristiano autenticamente uomo: la dimensione della cultura, della carità e della missione. È questo il Cristo che sta all’origine di tante iniziative del passato e del presente. Nessuna iniziativa lo esprime adeguatamente, ma l’assenza di qualsiasi capacità di presenza nel mondo e di giudizio sulla vita degli uomini e sui problemi degli uomini fa dubitare che esista una fede autenticamente cattolica.
La fede in Cristo può rischiare di ridursi a essere spunto per mozioni soggettive e spiritualistiche da cui metteva in guardia il santo padre Benedetto XVI all’inizio della sua splendida enciclica Deus Caritas Est: un Cristo che rischia di stare acquattato nel silenzio della coscienza personale, che non diventa fattore di vita e di cultura, che non tende a creare una civiltà della verità e dell’amore. Ricordo ancora con commozione quando facevo la terza liceo una lezione di Giussani in cui disse letteralmente: «La comunità cristiana tende a generare inesorabilmente una civiltà».
Nella mia esperienza pastorale e culturale ho sempre sentito come punto di riferimento sostanziale la grande certezza di Giovanni di Salisbury che diceva: «Noi siamo come nani sulle spalle di giganti». È perché siamo sulle spalle di giganti che vediamo bene il presente e intuiamo le linee del futuro. È questo che rende così appassionata la nostra responsabilità, senza nessuna dipendenza dagli esiti, con la certezza di portare il nostro contributo, piccolo o grande che sia, alla grande impresa del farsi del Regno di Dio nel mondo, che come dice il Concilio Vaticano II coincide con la Chiesa e la sua missione.
Un cordiale saluto
Monsignor Luigi Negri 07-05-2014
SAN FRANCESCO DIFENDE LE CROCIATE DAVANTI AL SULTANO D'EGITTO
Il Sultano sottopose a Francesco D'Assisi un'altra questione:"II vostro Signore insegna nei Vangeli che voi non dovete rendere male per male, e non dovete rifiutare neppure il mantello a chi vuol togliervi la tonaca,dunque voi cristiani non dovreste imbracciare armi e combattere i vostri nemici"; rispose il beato Francesco:"Mi sembra che voi non abbiate letto tutto il Vangelo. Il perdono di cui Cristo parla non è un perdono folle, cieco, incondizionato, ma un perdono meritato. Gesù infatti ha detto: "Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle ai porci, perché non le calpestino e, rivoltandosi, vi sbranino". Infatti il Signore ha voluto dirci che la misericordia va dispensata a tutti, anche a chi non la merita, ma che almeno sia capace di comprenderla e farne frutto, e non a chi è disposto ad errare con la stessa tenacia e convinzione di prima. Altrove, oltretutto, è detto: "Se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo lontano da te”. E, con questo, Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell'occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall'amore del nostro Dio. Proprio per questo, i cristiani agiscono secondo massima giustizia quando vi combattono, perché voi avete invaso delle terre cristiane e conquistato Gerusalemme, progettate di invadere l’Europa intera, oltraggiate il Santo Sepolcro, distruggete chiese, uccidete tutti i cristiani che vi capitano tra le mani, bestemmiate il nome di Cristo e vi adoperate ad allontanare dalla sua religione quanti uomini potete. Se invece voi voleste conoscere, confessare, adorare, o magari solo rispettare il Creatore e Redentore del mondo e lasciare in pace i cristiani, allora essi vi amerebbero come se stessi".
L'episodio è tratta dal numero 2691 delle FONTI FRANCESCANE, una raccolta di testi riconosciuta e approvata dalla Chiesa sulla storia dell'Ordine francescano e i suoi protagonisti. L'Opera è risultata fondamentale per numerosissime questione in materia di fede, o per l'agiografia di numerosi santi, tra cui proprio San Francesco.
Insomma, in un colpo solo Francesco, il santo prediletto da Dio, che era già divenuto frate e preso i suoi voti, difese l’opera del crociati e propose al sultano la conversione. Egli non riuscì tuttavia nel suo intento, ma suscitò profonda ammirazione nel sultano che lo vide come un sant'uomo e lo trattò con rispetto: dopo aver offerto invano a Francesco numerose ricchezze, lo lasciò tornare incolume all'accampamento dei crociati.
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ECCOCI MADRE, GUIDACI!
Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.
Ore 7.30 Santo Rosario
Ore 12.00 Angelus (da Pasqua a Pentecoste Regina Coeli)
Ore 15.00 Coroncina della Divina Misericordia
Ore 17.20 Santo Rosario
Ore 17.40 * 18.40 (ora solare-ora legale) Apparizione della Vergine Santissima a Medjugorje
Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia
Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!
Terminiamo ripetendo sempre:
Maria, Regina della Pace e del Movimento, Madre mia: totus tuus!

