venerdì 31 luglio 2015

EUROINOMANI

E’ giusto cedere la propria sovranità alle banche o alla finanza? 
I greci con un referendum hanno dichiarato di preferire uno Stato nazionale e democratico con tutti i suoi limiti e aporie ma che può decidere di fare politiche sociali.
La politica deve determinare l’economia. Al contrario, si prevaricheranno i diritti sociali e aumenterà la precarietà. Un lavoratore, per esempio, è sempre più dipendente dal suo datore di lavoro perché vive nell’incertezza e continuamente è sottoposto al ricatto del possibile licenziamento con l’impossibilità di costruire progettualmente un futuro.
Siamo euroinomani. La Germania si è autoproclamata da tempo “paese d’ordine dell’Europa” e la crisi greca con il suo referendum hanno rivelato l’allergia di un popolo alla democrazia degli altri. “Il vero rischio per Berlino è che la Grecia dimostri che ci sia vita fuori dall’euro” ha affermato il premio Nobel per l’economia Paul Krugman e sappiamo, per motivi storici, che il pusher tedesco non si fida degli “euroinomani” italiani.
Ormai il mondo della cosiddetta democrazia vomita su se stessoriconoscendo di fatto il fallimento della stessa, e lo fa celebrando tale fallimento ovviamente in suo nome. Siamo ormai nel trionfo pieno di quel nominalismo tanto condannato dalla retta teologia medievale.
E gli italiani, savi e moderati, approvano come prova di serietà politica e moderazione il fatto paradossale che in nome della democrazia si eviti la democrazia per salvare la democrazia.
A nessuno viene in mente che siamo centinaia di milioni di pecoreguidate da un gruppetto di “camerieri” spudorati al servizio della più spaventosa tirannia che la storia abbia mai conosciuto e che si fregia per di più del nome di democrazia? No, e chi lo dice è un estremista pericoloso. Perché non è nominalista: è realista.
Nel frattempo, ci teniamo l’euro, la UE e il disastro generale del nostro mondo e dei nostri portafogli, contenti di essere savi e moderati. E democratici. Risulta evidente che l’attuale status istituzionale dell’Unione non è adatto ad avere una politica economica e monetaria unitaria quale richiesta dalla moneta unica, e sarà necessario rendere gli Stati sovrani delle provincie e pian piano centralizzare tutto.
Se non si cambierà rotta, se non si farà una Carta Costituzionale Europeaavremo nelle migliori delle ipotesi, che sarebbe pure la peggiore delle possibili realtà, un super-Stato mostro “Europa” che imporrà i propri principi a tutti.
Non credo sia apocalittico sperare che l’Italia abbia pronto un piano per il futuro sulla possibile fine dell’euro o di uscita dallo stesso. Gli accordi costruiti male o firmati da Paesi con intenti egemoni non hanno lunga vita. Le politiche di austerità, dati alla mano, continuano a dimostrarsi fallimentari. Una vera riforma potrebbe essere nazionalizzare la banca centrale, riassoggettarla al Tesoro… ma non si può. La UE veglia.
C’è chi si chiede se all’Europa convenga salvare la Grecia: ma alla Grecia conviene essere salvata dall’Europa? Poi, a chi toccherà? L’alta finanza parla non di un’uscita dalla crisi ma di un crollo finanziario globale imminente e i segni sono stati proprio la crisi greca e le conseguenze che potrebbero ripercuotersi per l’eurozona fino all’improvviso aumento dell’oro.
Oltre oceano, intanto, il governatore del Texas Greg Abbott ha recentemente esternato la sua diffidenza verso il sistema monetario della Federal Reserve e con una mossa a sorpresa ha chiesto di rimpatriare 1 miliardo di dollari in oro.
Dario Maria Minotta 
In Terris 
http://www.interris.it/2015/07/24/67250/intervento/euroinomani.html

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