Quando è doveroso resistere all'Autorità Ecclesiastica
Alcuni esempi:
I – S. Pietro e l’incidente di Antiochia (49 d. C.)
Già nel 50 d. C., neppure 20 anni dopo la morte di Gesù, al Concilio di Gerusalemme, si assisté ad un fatto riportato dalla S. Scrittura, commentato dai Padri ecclesiastici, dai Dottori scolastici e dagli storici della Chiesa . Infatti è divinamente rivelato che, qualche tempo prima, San Pietro ad Antiochia si comportò in maniera riprovevole e San Paolo lo rimproverò.
Questo incidente “riprovevole” lo troviamo divinamente Rivelato in S. Paolo (Epistola ai Galati, II, 11), il quale afferma: «Ho resistito in faccia a Pietro, poiché era reprensibile».Secondo la Tradizione patristica e scolastica (S. Agostino e S. Tommaso d’Aquino) S. Pietro peccò venialmente di fragilità nell’osservare le cerimonie legali dell’Antico Testamento, per non scandalizzare i giudei convertiti al Cristianesimo, ma provocando così lo scandalo dei cristiani provenienti dal paganesimo convertitisi al Vangelo. E secondo la divina Rivelazione vi fu una resistenza pubblica di Paolo verso Pietro, primo Papa.
Quindi S. Pietro non errò contro la Fede, come sostennero erroneamente gli anti-infallibilisti durante il Concilio Vaticano I, anche se con il suo agire commise un peccato veniale di fragilità a differenza di Onorio che peccò gravemente senza cader nell’eresia formale, ma solo favorendola per debolezza e negligenza.
Dunque Pietro peccò solo venialmente e di fragilità, ma, quando Paolo gli resistette in faccia e pubblicamente (Epistola ai Galati, II, 11), Pietro ebbe l’umiltà di correggere il suo errore di comportamento che avrebbe potuto portare all’errore dottrinale dei Giudaizzanti. Non si può negare la resistenza di Paolo a Pietro perché è divinamente Rivelata: “Resistetti in faccia a Cefa, poiché era reprensibile […] alla presenza di tutti” (Galati, II, 11, 14).
II – L’empio Nestorio (381-431) nega la Maternità divina di Maria
Un altro fatto ampiamente commentato dagli storici della Chiesa è quello avvenuto con Nestorio patriarca di Costantinopoli circa 350 anni dopo l’incidente di Antiochia.
Dom Prospero Guéranger, nella sua nota opera L’Année Liturgique, scrive: «il giorno di Natale del 428, Nestorio, approfittando dell’immenso concorso di fedeli venuti a festeggiare il parto della Vergine-Madre, dall’alto del soglio episcopale lanciò quella blasfema parola: “Maria non ha generato Dio: il Figlio suo non è che un uomo, strumento della divinità”. A queste parole la moltitudine fremette inorridita: interprete della generale indignazione, Eusebio di Doriles, un semplice laico, si levò in mezzo alla folla a protestare contro l’empietà. […] Generoso atteggiamento che fu allora la salvaguardia di Bisanzio e gli valse l’elogio dei Concili e dei Papi!» (Dom Prospero Guéranger, L’anno liturgico, trad. it., Edizione Paoline, Alba, 1959, vol. I, pp. 795-796).
III – Papa Onorio I (625-628)
Fra i vari esempi di fatti del genere, indicati dalla storia della Chiesa, risalta, in terzo luogo neppure 200 anni dopo il caso di Nestorio, quello di papa Onorio I. Questo Papa visse nel tempo in cui l’eresia monotelita faceva stragi nella Chiesa d’Oriente. Negando l’esistenza di due volontà in Gesù Cristo, i monoteliti rinnovavano l’assurdo che Eutiche introdusse nel dogma, quando pretese che in Gesù Cristo ci fosse soltanto una natura, composta dalla natura divina e da quella umana.
Il patriarca di Costantinopoli, Sergio, abilmente insinuò nello spirito di Onorio I che la predicazione delle due volontà del Salvatore causava soltanto divisioni nel popolo fedele. Accondiscendendo ai desideri del patriarca, che erano anche quelli dell’imperatore, papa Onorio I proibì che si parlasse delle due volontà del Figlio di Dio fatto uomo.
Il Pontefice non si rese conto che il suo gesto (non formalmente e positivamente eretico) lasciava il campo libero alla diffusione dell’eresia o la favoriva.
Per questa ragione non si doveva prestare a esso attenzione come pure riguardo all’affermazione di Nestorio sulla Divina maternità di Maria SS. e all’agire pratico di S. Pietro ad Antiochia.
Onorio non era stato positivamente o formalmente eretico, ma vittima dei raggiri di Sergio, cui imprudentemente e negligentemente aveva acconsentito senza impegnarsi nella difesa della dottrina cattolica ortodossa. Perciò S. Leone II condannò Onorio più per la sua negligenza che per una consapevole eterodossia.
Nel III Concilio ecumenico di Costantinopoli (680-681) papa S. Agatone (678-681) il 28 marzo del 681 condannò papa Onorio per aver aderito imprudentemente all’eresia (DB 262 ss. / DS 550 ss.) senza specificare se si trattasse di eresia materiale o formale. Ma nel Decreto di ratifica del Concilio Costantinopolitano III papa S. Leone II (682-683) specificò il 3 luglio 683 (DB 289 ss. / DS 561 ss.) i limiti della condanna di Onorio, che “non illuminò la Chiesa apostolica con la dottrina della Tradizione apostolica, ma permise che la Chiesa immacolata fosse macchiata da tradimento” (DS 563). Onorio, quindi, si era macchiato di eresia materiale ed aveva favorito l’eresia.
Inoltre Onorio non aveva definito né obbligato a credere la tesi di una sola azione in Cristo contenuta nell’ambigua Dichiarazione dell’Epistola di Sergio a lui inviata. Quindi Onorio non aveva voluto essere assistito infallibilmente in tale atto, ma aveva utilizzato una forma di magistero autentico “pastorale e non infallibile”. Perciò egli aveva potuto sbagliare, anche se per ingenuità e mancanza di fortezza, ma senza infrangere il dogma (definito poi dal Concilio Vaticano I) della infallibilità pontificia, come invece sostennero i protestanti nel XVI secolo e la setta dei “vecchi cattolici” nel secolo XIX. In breve Onorio aveva favorito l’eresia peccando, così, gravemente, ma non era stato eretico.
La regola generale
Dom Guéranger, quindi, enuncia un principio generale: «Quando il pastore si cambia in lupo, tocca soprattutto al gregge difendersi. Di regola, senza dubbio, la dottrina discende dai Vescovi ai fedeli; e non devono i sudditi giudicare nel campo della fede i loro capi. Ma nel tesoro della Rivelazione vi sono dei punti essenziali, dei quali ogni cristiano, per il fatto stesso ch’è cristiano, deve avere la necessaria conoscenza e la dovuta custodia. Il principio non muta, sia che si tratti di verità da credere che di norme morali da seguire, sia di morale che di dogma. I tradimenti simili a quelli di Nestorio, gli sbandamenti simili a quelli di Onorio e le “eccesive prudenze” simili a quelle di S. Pietro ad Antiochia non sono frequenti nella Chiesa; tuttavia può darsi che alcuni pastori eccezionalmente tacciano, per un motivo o per l’altro, in talune circostanze in cui la stessa religione verrebbe ad essere coinvolta. In tali congiunture, i veri fedeli sono quelli che attingono solo nel loro battesimo l’ispirazione della loro linea di condotta; non i pusillanimi che, sotto lo specioso pretesto della sottomissione ai poteri costituiti, attendono per aderire al nemico o per opporre alle sue imprese un programma che non è affatto necessario e che non si deve dare loro». (Ivi).
Importanza della Tradizione
Il valore della Tradizione è tale che anche le Encicliche e gli altri documenti del Magistero ordinario del Sommo Pontefice in cui non si vuol definire né obbligare a credere sono infallibili soltanto negli insegnamenti confermati dalla Tradizione (Pio IX, Lettera Tuas libenter, 1863), cioè da un continuo insegnamento della dottrina, svolto da diversi Papi e per un ampio lasso di tempo.
Di conseguenza, l’atto del Magistero ordinario di un Papa che non definisce né obbliga a credere, il quale contrasti con l’insegnamento garantito dalla Tradizione magisteriale di diversi Papi e attraverso un considerevole lasso di tempo, non dovrebbe essere accettato.
Norma per giudicare le novità
Custodiamo, quindi, con il massimo rispetto e con la massima attenzione, il criterio di verifica nei confronti delle novità che sorgono nella Chiesa: se si accordano con la Tradizione apostolica, bene. Se non si conformano, ma si oppongono alla Tradizione, oppure la sminuiscono non devono essere accettate.
Tradizione, certo, non è immobilismo. È crescita, ma nella stessa linea, nella stessa direzione, nello stesso senso, crescita di esseri vivi, che si conservano sempre gli stessi.Detto questo, prendiamo come norma il seguente principio: “quando è evidente che una novità si allontana dalla dottrina tradizionale, è certo che non deve essere ammessa” (mons. Antonio De Castro Mayer, Lettera pastorale Aggiornamento e Tradizione, 11 aprile 1971, Diocesi di Campos in Brasile).
Quindi la Gerarchia può eccezionalmente errare e in tal caso si può lecitamente resistere ad essa pubblicamente, ma con il rispetto dovuto all’Autorità.
Occorre continuare a fare ciò che la Chiesa ha sempre fatto prima che l’errore e la confusione penetrassero nella quasi totalità dall’ambiente ecclesiastico (S. Vincenzo da Lerino, Commonitorium, III, 5) e credere ciò che la Chiesa ha sempre, ovunque insegnato universalmente (“quod semper, ubique et ab omnibus”).
Il Dottore Angelico, in diverse sue opere, insegna che in casi estremi è lecito resistere pubblicamente ad una decisione papale, come San Paolo resistette in faccia a San Pietro: «essendovi un pericolo prossimo per la Fede, i prelati devono essere ripresi, perfino pubblicamente, da parte dei loro soggetti. Così San Paolo, che era soggetto a San Pietro, lo riprese pubblicamente, a motivo di un pericolo imminente di scandalo in materia di Fede. E, come dice il commento di Sant’Agostino, “lo stesso San Pietro diede l’esempio a coloro che governano, affinché essi, se mai si allontanassero dalla retta strada, non rifiutino come indebita una correzione venuta anche dai loro soggetti” (ad Gal. 2, 14)».
Franciscus De Vitoria scrive: «Secondo la legge naturale è lecito respingere la violenza con la violenza. Ora, con ordini e dispense abusive, il Papa esercita una violenza, perché agisce contro la legge. Quindi è lecito resistergli. Come osserva il Gaetano, non facciamo questa affermazione perché qualcuno abbia diritto di giudicare il Papa o abbia autorità su di lui, ma perché è lecito difendersi. Chiunque, infatti, ha il diritto di resistere ad un atto ingiusto, di cercare di impedirlo e di difendersi».
Francisco Suarez: «Se [il Prelato] emana un ordine contrario ai buoni costumi, non gli si deve ubbidire: se tenta di fare qualcosa di manifestamente contrario alla giustizia e al bene comune, sarà lecito resistergli; se attaccherà con la forza, potrà essere respinto con la forza, con quella moderazione propria della legittima difesa».
San Roberto Bellarmino: «Com’è lecito resistere al Pontefice che aggredisce il corpo, così pure è lecito resistere a quello che aggredisce le anime o perturba l’ordine civile, o, soprattutto, a quello che tenta di distruggere la Chiesa. Dico che è lecito resistergli non facendo quello che ordina ed impedendo la esecuzione della sua volontà: non è però lecito giudicarlo, punirlo e deporlo, poiché questi atti sono propri di un superiore».
giovedì 5 novembre 2015
COMBATTERE PER LA VERITA'
Fil 2, 2b-4
"Rendete piena la mia gioia con l'unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ognuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma piuttosto quello degli altri"
La prima forma di Carità è la Verità. Per noi un dovere e un compito e un impegno: la vita. Nessuna vanagloria o rivalità: ti dicono "chi credi di essere" o spesso ricevi "sassi".... cose che certamente fanno bene, da mandare "giù" per esercitarsi nell'umiltà se già come me non la si ha... ma santo coraggio di urlarlo sui tetti se necessario. E la Verità è Cristo: Lui, le Sacre Scritture, il Magistero e la Tradizione. Posseggo io la Verità? CERTO! Sono le mie contraddizioni nel viverla che la offuscano. Ma mai smettere di alzarsi.
Ci sono Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto
RATZINGER (1997): "CI SONO TROPPI ESEMPI DI PAPI CHE EVIDENTEMENTE LO SPIRITO SANTO NON AVREBBE SCELTO"
Siccome si continua a sentir dire qua e là che "i papi sono scelti dallo Spirito Santo", si sappia che non è così. Li scelgono i cardinali. I quali possono scegliere il papa secondo il cuore di Dio o secondo il mondo (la storia della Chiesa dimostra che nei conclavi molte forze e molti interessi cercano di prevalere e talora prevalgono)...
Ricordando che - tra l'altro - ci possono essere papi eletti non canonicamente (che quindi non sono papi) e anche papi eretici (come mostra la storia della Chiesa... vedi pure la Divina Commedia che parla pure di papi simoniaci) o papi che sbagliano gravemente nel governo della Chiesa e devono tornare sui propri passi (vedi ciò che accadde durante la crisi ariana o il caso di Pio VII di cui ha recentemente scritto Roberto De Mattei)... detto questo ecco come l'allora cardinale Ratzinger, nel 1997, rispose (anche con amara ironia) a chi gli chiedeva se lo Spirito Santo era il responsabile dell'elezione dei Pontefici:
«Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto».
Siccome si continua a sentir dire qua e là che "i papi sono scelti dallo Spirito Santo", si sappia che non è così. Li scelgono i cardinali. I quali possono scegliere il papa secondo il cuore di Dio o secondo il mondo (la storia della Chiesa dimostra che nei conclavi molte forze e molti interessi cercano di prevalere e talora prevalgono)...
Ricordando che - tra l'altro - ci possono essere papi eletti non canonicamente (che quindi non sono papi) e anche papi eretici (come mostra la storia della Chiesa... vedi pure la Divina Commedia che parla pure di papi simoniaci) o papi che sbagliano gravemente nel governo della Chiesa e devono tornare sui propri passi (vedi ciò che accadde durante la crisi ariana o il caso di Pio VII di cui ha recentemente scritto Roberto De Mattei)... detto questo ecco come l'allora cardinale Ratzinger, nel 1997, rispose (anche con amara ironia) a chi gli chiedeva se lo Spirito Santo era il responsabile dell'elezione dei Pontefici:
«Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto».
Card. Carlo Maria Martini favorevole all'eutanasia e molto altro e tutti i suoi amici di ieri e oggi
Nel 2006 dove erano i cattolici che dovevano difendere il Papa dagli attacchi dell'ex metropolita di Milano, Carlo Maria Martini? Ricordate il suo manifesto di opposizione al papa regnante da lui pubblicato sul settimanale italiano "L'espresso" su fecondazione artificiale, embrioni, aborto, eutanasia? E quando tornò a parlare di eutanasia con un articolo apparso il 21 gennaio 07 sulla prima pagina dell'edizione domenicale di "Il Sole 24 Ore", il maggiore quotidiano economico-finanziario d'Italia e uno dei più importanti d'Europa?
I media cattolici ufficiali avvolsero di silenzio il pronunciamento del cardinale Martini, amplificato invece dai media laici.
No, per carità, date retta a Padre Livio Fanzaga, o al cattolicissimo Mario Adinolfi... è tutta bugia, è tutto complotto!
Detto da loro fa quasi ridere: il primo ancor oggi non dice la verità su come è nata Radio Maria e i processi in Tribunale contro il fondatore Don Mario Galbiati dal quale fu accolto (sinceramente non era nessuno per poter dire che portava un valore aggiunto, manco delle offerte per la Radio), il secondo che da coofondatore del PD fonda La Croce dall'oggi al domani, inizia a farla stampare e distribuire a livello nazionale per mesi con i soldi derivati da "Io voglio la Mamma" (anche se i diritti d'autore sono forse al 3% esagerando) al fine di lanciare la piattaforma, parla a nome dei cattolici e sopra i parroci invitando (guarda caso tramite Radio Maria) a fondare, previa iscrizione al quotidiano, dei Circoli nelle Parrocchie.
Non toccatemi padre Livio o il Marione... si dice. Io rispondo: "Scusate, avete ragione... ma allora ragionate" che ci siamo!
Il "clan San Gallo" è una bufala tuonano dai microfoni. Ma guarda caso di questa bufala se ne parlava da sempre proprio nel Seminario di Venegono, nella Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e diversi monsignori, non io un mentecatto qualsiasi, discutevano sulla linea Martini che voleva Papa il cardinale Bergoglio già dal 2002. Tranquilli, tutte balle. Andate allora a chiedere a Mons. Delpini, a Mons. Baronio o a Balconi oppure a De Scalzi... tutti racconta balle? Non credo.
Ma guarda pure un'altra coincidenza... tutti quelli del clan "san Gallo" sono favorevoli o non giudicano negativamente (giusto per essere precisi) temi come diaconato alle donne, matrimonio ai sacerdoti, eutanasia, aborto... Che caso che proprio poche settimane fa, anzi... scusate la "balla", devo precisare... il 6 di agosto, il Presidente della Conferenza Episcopale Svizzera (CVS) Buchel si è pubblicamente dichiarato comprensivo verso le coppie omosessuali e ha condannato dei suoi sacerdoti di Coira che avevano richiamato al Catechismo (la notizia l'ho riportato sul mio diario, sia la lettera pastorale di Buchel che tutto il resto... nulla di inventato). Che volete, coincidenze... mi risponderete!
Nella lettera della nipote del cardinale Carlo Maria Martini, Giulia Facchini Martini, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 4 settembre 2012 si legge:
“Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. (…) Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di *** essere addormentato***. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di *** cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato***”
Con la morte del cardinal Martini è stata canonizzata la teologia del dubbio.
L'unico che ha certezze rimane Padre Livio e Marione... certi... ma delle loro parole... che i fatti sono altri!
Solo una postilla: i fedelissimi si ricorderanno quando padre Livio parlava dicendo che in Lombardia non esistevano casi di pedofilia nel clero, vero? Vi aiuto era il 2004! Bè... nel 2004 Padre Livio sapeva benissimo di alcuni casi... giustamente è stato tra quelli che scelse il silenzio. Per me vi è una differenza tra silenzio, che posso comprendere per prudenza, e dire che non esistono casi. Se per voi invece è uguale, chapeau ma poi spiegatelo alle vittime, per favore!
La Chiesa si ama. L'ipocrisia e la falsità la si vomitano... possono infettare il cuore più puro.
USATE LA VOSTRA TESTA SEMPRE !!!
Ps... tranquilli... non avete letto niente! Oggi si fa' così. Se il tutto vi disturba rettificate come volete, tanto la relatività va bene... io vi voglio solo piacere... SONO UN CATTOzero!
Preghiamo preghiamo preghiamo... l'unica cosa importante che dobbiamo fare sul serio... ma il tragico, almeno per me, è che è pure l'unica cosa vera nella Chiesa dopo tutto ciò che è dogma. Il resto viene rispiegato e spiegato ancora. Chiacchiere.
I media cattolici ufficiali avvolsero di silenzio il pronunciamento del cardinale Martini, amplificato invece dai media laici.
No, per carità, date retta a Padre Livio Fanzaga, o al cattolicissimo Mario Adinolfi... è tutta bugia, è tutto complotto!
Detto da loro fa quasi ridere: il primo ancor oggi non dice la verità su come è nata Radio Maria e i processi in Tribunale contro il fondatore Don Mario Galbiati dal quale fu accolto (sinceramente non era nessuno per poter dire che portava un valore aggiunto, manco delle offerte per la Radio), il secondo che da coofondatore del PD fonda La Croce dall'oggi al domani, inizia a farla stampare e distribuire a livello nazionale per mesi con i soldi derivati da "Io voglio la Mamma" (anche se i diritti d'autore sono forse al 3% esagerando) al fine di lanciare la piattaforma, parla a nome dei cattolici e sopra i parroci invitando (guarda caso tramite Radio Maria) a fondare, previa iscrizione al quotidiano, dei Circoli nelle Parrocchie.
Non toccatemi padre Livio o il Marione... si dice. Io rispondo: "Scusate, avete ragione... ma allora ragionate" che ci siamo!
Il "clan San Gallo" è una bufala tuonano dai microfoni. Ma guarda caso di questa bufala se ne parlava da sempre proprio nel Seminario di Venegono, nella Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e diversi monsignori, non io un mentecatto qualsiasi, discutevano sulla linea Martini che voleva Papa il cardinale Bergoglio già dal 2002. Tranquilli, tutte balle. Andate allora a chiedere a Mons. Delpini, a Mons. Baronio o a Balconi oppure a De Scalzi... tutti racconta balle? Non credo.
Ma guarda pure un'altra coincidenza... tutti quelli del clan "san Gallo" sono favorevoli o non giudicano negativamente (giusto per essere precisi) temi come diaconato alle donne, matrimonio ai sacerdoti, eutanasia, aborto... Che caso che proprio poche settimane fa, anzi... scusate la "balla", devo precisare... il 6 di agosto, il Presidente della Conferenza Episcopale Svizzera (CVS) Buchel si è pubblicamente dichiarato comprensivo verso le coppie omosessuali e ha condannato dei suoi sacerdoti di Coira che avevano richiamato al Catechismo (la notizia l'ho riportato sul mio diario, sia la lettera pastorale di Buchel che tutto il resto... nulla di inventato). Che volete, coincidenze... mi risponderete!
Nella lettera della nipote del cardinale Carlo Maria Martini, Giulia Facchini Martini, pubblicata sul “Corriere della Sera” del 4 settembre 2012 si legge:
“Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede. Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. (…) Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di *** essere addormentato***. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di *** cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato***”
Con la morte del cardinal Martini è stata canonizzata la teologia del dubbio.
L'unico che ha certezze rimane Padre Livio e Marione... certi... ma delle loro parole... che i fatti sono altri!
Solo una postilla: i fedelissimi si ricorderanno quando padre Livio parlava dicendo che in Lombardia non esistevano casi di pedofilia nel clero, vero? Vi aiuto era il 2004! Bè... nel 2004 Padre Livio sapeva benissimo di alcuni casi... giustamente è stato tra quelli che scelse il silenzio. Per me vi è una differenza tra silenzio, che posso comprendere per prudenza, e dire che non esistono casi. Se per voi invece è uguale, chapeau ma poi spiegatelo alle vittime, per favore!
La Chiesa si ama. L'ipocrisia e la falsità la si vomitano... possono infettare il cuore più puro.
USATE LA VOSTRA TESTA SEMPRE !!!
Ps... tranquilli... non avete letto niente! Oggi si fa' così. Se il tutto vi disturba rettificate come volete, tanto la relatività va bene... io vi voglio solo piacere... SONO UN CATTOzero!
Preghiamo preghiamo preghiamo... l'unica cosa importante che dobbiamo fare sul serio... ma il tragico, almeno per me, è che è pure l'unica cosa vera nella Chiesa dopo tutto ciò che è dogma. Il resto viene rispiegato e spiegato ancora. Chiacchiere.
AMARE LA VERITA'
"Ama la verità, mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paura e senza riguardi.
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio."
(cit. sulla tomba di Giuseppe Moscati)
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio."
(cit. sulla tomba di Giuseppe Moscati)
Non giudicate... ma per favore abbiate giudizio
Mi capita a volte di trovarmi giudicato da alcune persone quando esprimo un mio giudizio su qualche situazione… lo so, sono contraddittori, ma per ora prendiamo la loro obiezione per buona. Si rifanno, infatti, subito alle parole del Signore: «Non giudicate, per non essere giudicati». Ma è proprio vero che il Signore ci chiama a non esprimere giudizio? A non avere una visione? A non discernere i fatti?
Dato che è un problema che non affronto soltanto io, ma che mi è stato sottoposto in varie salse, formulo la domanda così: è sbagliato giudicare?
PERCHÉ GESÙ DICE: «NON GIUDICATE»?
La prima cosa che bisognerebbe fare quando si cita un testo biblico (e non lo si vuol citare “alla diavola”) è capire il contesto e l’intento dell’affermazione. Il versetto sbandierato, infatti, si trova in due testi sinottici (Mt 7,1; Lc 6,37). A parte alcune leggere differenze tra i due testi, i contesti sono uguali. In Matteo Gesù affermo dopo: «Con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi». In Luca vengono espresse sfumature sinonimiche ed esplicative: «non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati». Ma entrambi i testi chiariscono la falla nel giudizio di chi predica bene agli altri, ma non ascolta e non mette in pratica le proprie esortazioni: «Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: «Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio», mentre nel tuo occhio c'è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello» (Mt 7,3-5; Lc 6,41-42).
Viene a galla allora un primo problema: Gesù se la prende con chi è iniquo e soggettivo nel giudicare, con chi pratica la giustizia come la dipingeva Kierkegaard: soggettivo (e misericordioso) con se stesso, oggettivo (e giustiziere) con gli altri. E già Paolo rimproverava così: «Perciò chiunque tu sia, o uomo che giudichi, non hai alcun motivo di scusa perché, mentre giudichi l'altro, condanni te stesso; tu che giudichi, infatti, fai le medesime cose. Tu che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, pensi forse di sfuggire al giudizio di Dio?» (Rm 2,1-3).
Il secondo problema si evince soprattutto dalla contestualizzazione lucana: la giustizia secondo Cristo non può essere senza misericordia. Il versetto in Luca, infatti, è preceduto da quest’esortazione: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). Giacomo, nella sua lettera, ci ricorda che «il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà avuto misericordia. La misericordia ha sempre la meglio sul giudizio» (Gc 2,13). Per cui siamo chiamati ad esercitare la giustizia secondo Dio. Qui il discorso sarebbe lunghissimo e non possiamo allargarci, ma sappiamo che il giudizio di Dio è per portare salvezza e non per portare condanna e morte. Dio fa verità nella carità.
AVERE GIUDIZIO
Questa contestualizzazione a cosa ci porta? Ci porta a capire che non bisogna essere ipocriti, ingiusti o giustizieri (condannare definitivamente senza appello e senza possibilità di riconciliazione e di usare misericordia), ma questo non significa non avere giudizio, discernimento o una lettura chiara sulle realtà, gli eventi, gli atti delle persone. Bisogna, in altri termini, distinguere tra giudicare (condannare) e avere giudizio (discernere) e chiamare le cose col loro nome. Il discernimento è un immenso dono spirituale. È un dono fondamentale secondo i padri del deserto. Per sant’Antonio Abate, ad esempio, la mancanza del discernimento è alla base del crollo di alcune vite spirituali molto promettenti. Per cui siamo chiamati ad avere giudizio sia su noi stessi sia sugli atti degli altri.
A proposito di giudizio-discernimento, in tante occasioni Gesù lamenta la mancanza di capacità di giudizio, di vederci chiaro, di chiamare le cose col loro nome nelle persone. Chiedeva ai suoi interlocutori: «perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,57). Così riguardo al discernimento dei tempi e dei segni dei tempi, Gesù rimprovera l’incapacità di lettura e giudizio spirituale: «Quando si fa sera, voi dite: “Bel tempo, perché il cielo rosseggia”; e al mattino: “Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo”. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona» (Mt 16,2-4).
È giusto notare che qui Gesù sta parlando del discernimento più sublime: quello dell’avvento del Regno. Ma anche se si cambia l’oggetto del discernimento, il principio rimane valido. Bisogna saper chiamare le cose con il loro nome. È uno dei primi poteri che Dio dà all’uomo sin dal libro della Genesi!
Per cui, chiamare l’errore con il suo nome, dire pane al pane e pesce al pesce, fa parte della capacità di discernimento. Anzi, se non chiamiamo le cose per nome ci esponiamo alle parole pesanti del Signore al profeta Ezechiele… parole che chi conosce del vangelo sono il versetto di Mt 7,1 è bene che le aggiunga al suo ricco bagaglio biblico: «O figlio dell'uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d'Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. Ma se tu avverti il malvagio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte dalla sua condotta, egli morirà per la sua iniquità, ma tu ti sarai salvato» (Ez 33,7-9). Isaia a sua volta ammonisce: «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre (Is 5,20).
Abbiamo il dovere della correzione, della denuncia del male, soprattutto quando viene fatto nelle sembianze di bene o con sfumature di angelo di luce… In una parola abbiamo il dovere del coraggio del giudizio!! Se prima si notava che Dio fa verità nella carità, bisogna aggiungere l’aspetto complementare: esercitare la carità nella verità. Sono due aspetti inscindibili. La carità senza verità è una presa in giro, è un atto egoistico che abbuona l’altro senza aiutarlo a diventare realmente buono.
«L’UOMO SPIRITUALE GIUDICA OGNI COSA»
Gesù dice che i suoi apostoli giudicheranno il mondo: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele» (Mt 19,28). Si parla certo del giudizio escatologico, ma Paolo considera la capacità di giudizio come qualità nel hic et nunc dell’uomo spirituale: «L'uomo mosso dallo Spirito, invece, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno» (1Cor 2,15). Questo giudizio non deve essere giudizio di condanna delle persone, ma degli atti sì. Il giudizio escatologico è del Signore: «Non vogliate perciò giudicare nulla prima del tempo, fino a quando il Signore verrà» (1Cor 4,5), ma il giudizio per aiutarsi e aiutare gli altri a distinguere il bene dal male, la destra dalla sinistra spetta a noi oggi. Lo stesso Paolo, nella medesima lettera afferma: «Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? E se siete voi a giudicare il mondo, siete forse indegni di giudizi di minore importanza?» (1Cor 6,2). Aggiunge poi: «Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più le cose di questa vita!» (1Cor 6,3).
Il Signore dona ai suoi discepoli l’intelligenza spirituale che è capace di discernimento. Convertendoci, seguendo il maestro smettiamo di essere niniviti (mi riferisco al libro di Giona) che non sanno distinguere la destra dalla sinistra (Gn 4,11) e veniamo «potentemente rafforzati nell'uomo interiore mediante il suo Spirito». Mediante la dimora di per mezzo della fede nei nostri cuori, acquisiamo una conoscenza prospettica più completa e diventiamo «in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità». Conoscendo l’amore di Cristo acquisiamo la vera conoscenza che supera ogni conoscenza e siamo ricolmi di tutta la pienezza di Dio (cf. Ef 3,16-19). Anzi, più esercitiamo la capacità di distinguere bene e male, più siamo rafforzati nel discernimento e siamo depositari di una bellissima promessa: «Se saprai distinguere ciò che è prezioso da ciò che è vile, sarai come la mia bocca» (Ger 15,19). Sì, diventiamo, «in nome di Cristo… ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta» (2Cor 5,20).
È audace, è folle, ma sono le promesse di Dio che non vengono dalla nostra bravura, ma dalla potenza della Parola di Dio che ci modella e ci trasforma. «Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore» (Eb 4,12).
Accogliamo l’invito di Paolo a non conformarci a questo mondo, ma a lasciarci trasformare rinnovando il nostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (cf. Rm 12,2) e annunciarla, ammonendo, rimproverando, esortando con ogni magnanimità e dottrina in tempo opportuno e inopportuno (cf. 2Tm 4,2).
Chiediamo al Signore di donarci discernimento, capacità di giudizio e di discernimento. L’episodio di Salomone ci insegna che è una delle richieste più gradite al Signore: «Concedi al tuo servo un cuore docile, perché … sappia distinguere il bene dal male» (cf. 1Re 3,9).
GIUDICA IL PECCATO, AMA IL FRATELLO
Il mondo giudica, giudica spesso per condannare. Il cristiano, se giudica, giudica per fare luce, per dare vita, sui passi di Cristo. Denuncia gli scandali per proteggere i piccoli. A ragione scriveva Reginald Garigou Lagrange O.P.: «La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede, ma è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma intransigenti nella pratica, perché non amano." (R. Garrigou-Lagrange)
Dario Maria Minotta
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Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.
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Ore 12.00 Angelus (da Pasqua a Pentecoste Regina Coeli)
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Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia
Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!
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