martedì 4 febbraio 2014

Sud Sudan, vescovi: «Il sangue degli innocenti, a migliaia, grida dal suolo. Dove sono i nostri Mandela?»

«Siamo davanti a uno dei più gravi momenti di crisi che abbiamo mai affrontato. Il sangue degli innocenti, a migliaia, grida dal suolo! Dio giudicherà duramente chi continuerà a uccidere, stuprare e derubare i suoi figli innocenti. (…) Ora è giunto il tempo per una nuova nazione». Così hanno scritto i vescovi cattolici del Sudan e del Sud Sudan nell’esortazione pastorale, ottenuta da tempi.it, scritta dopo un incontro straordinario che si è tenuto a Juba dal 21 al 31 gennaio.
DIECIMILA MORTI. I vescovi si sono riuniti per discutere della gravissima situazione che il Sud Sudan, che ha ottenuto l’indipendenza nel 2011 dopo 20 di guerra con il Sudan e due milioni di morti, si trova a vivere.
Negli scontri cominciati lo scorso 15 dicembre tra l’esercito del presidente Salva Kiir e quello del vicepresidente deposto, Riek Machar, accusato di tentato golpe, sono già morte circa 10 mila persone, mentre 500 mila sono gli sfollati.
sudan-sud-guerra-scontri«I RESPONSABILI SI CONVERTANO». «Siamo rimasti scioccati – si legge ancora – dagli eventi che hanno sconvolto la nostra nazione. Siamo stati testimoni di fatti che non sarebbero mai dovuti accadere sul nostro suolo. Non possiamo rimanere in silenzio. Gesù non è venuto per condannare ma per redimere. Anche noi non condanniamo gli individui, ma il male sì. Chiediamo che i responsabili si pentano e convertano i loro cuori».
RIFORME E MENO CORRUZIONE. Secondo i vescovi, gli scontri sono dovuti a problemi mai risolti nel paese: quelli «interni al partito di governo», che ha bisogno di «urgenti riforme democratiche» e che non può «destabilizzare il paese per i suoi problemi interni»; quelli che riguardano «chi amministra il potere», che deve pensare di più agli «interessi della comunità» perché si ponga fine «alla corruzione e al nepotismo», che generano «risentimento e disillusione».
La Chiesa ha anche chiesto la riforma dell’esercito e una «riconciliazione» che deve passare attraverso «il racconto della verità» e la partecipazione ai colloqui di pace della Chiesa e di tutti gli attori civili, che invece sono stati esclusi a vantaggio dei gruppi militari.
«DOVE SONO I NOSTRI MANDELA?». Infine i vescovi hanno sottolineato la necessità di «puntare sull’educazione dei giovani» per riconciliare il paese e di lavorare alla costruzione di una sola identità.
«Dove sono i nostri Mandela? Dove sono gli uomini che ci porteranno a rifondare questa nuova nazione indipendente? Siamo speranzosi che i sudsudanesi si rialzeranno da questa crisi» per ricostruire «la nostra nazione su salde basi di verità, giustizia, riconciliazione, diversità e pace, fondandosi sui valori del Vangelo proclamati nella Dottrina sociale della Chiesa».

mercoledì 29 gennaio 2014

La profezia del Santo Padre Benedetto XVI: l'esercito di Maria è pronto?

Una Chiesa ridimensionata, con molti meno seguaci, costretta ad abbandonare anche buona parte dei luoghi di culto costruiti nei secoli. Una Chiesa cattolica di minoranza, poco influente nella scelte politiche, socialmente irrilevante, umiliata e costretta a “ripartire dalle origini”.

Ma anche una Chiesa che, attraverso questo “enorme sconvolgimento”, ritroverà se stessa e rinascerà “semplificata e più spirituale”.
 E’ la profezia sul futuro del cristianesimo pronunciata oltre 40 anni fa da un giovane teologo bavarese, Joseph Ratzinger. Riscoprirla oggi aiuta forse a offrire un’ulteriore chiave di lettura per decifrare la rinuncia di Benedetto XVI, perché riconduce il gesto sorprendente di Ratzinger nell’alveo della sua lettura della storia.

La profezia concluse un ciclo di lezioni radiofoniche che l’allora professore di teologia svolse nel 1969, in un momento decisivo della sua vita e della vita della Chiesa. Sono gli anni turbolenti della contestazione studentesca, dello sbarco sulla Luna, ma anche delle dispute sul Concilio Vaticano II da poco concluso. Ratzinger, uno dei protagonisti del Concilio, aveva lasciato la turbolenta università di Tubinga e si era rifugiato nella più serena Ratisbona.

Come teologo si era trovato isolato, dopo aver rotto con gli amici “progressisti” Küng, Schillebeeckx e Rahner sull’interpretazione del Concilio. E’ in quel periodo che si consolidano per lui nuove amicizie con i teologi Hans Urs von Balthasar e Henri de Lubac, con i quali darà vita a una rivista, “Communio”, che diventa presto la palestra per alcuni giovani sacerdoti “ratzingeriani” oggi cardinali, tutti indicati come possibili successori di Benedetto XVI: Angelo Scola, Christoph Schönborn e Marc Ouellet.

In cinque discorsi radiofonici poco conosciuti – ripubblicati tempo fa dalla Ignatius Press nel volume “Faith and the Future” – il futuro Papa in quel complesso 1969 tracciava la propria visione sul futuro dell’uomo e della Chiesa. E’ soprattutto l’ultima lezione, letta il giorno di Natale ai microfoni della “Hessian Rundfunk”, ad assumere i toni della profezia.

Ratzinger si diceva convinto che la Chiesa stesse vivendo un’epoca analoga a quella successiva all’Illuminismo e alla Rivoluzione francese. “Siamo a un enorme punto di svolta – spiegava – nell’evoluzione del genere umano. Un momento rispetto al quale il passaggio dal Medioevo ai tempi moderni sembra quasi insignificante”. Il professor Ratzinger paragonava l’era attuale con quella di Papa Pio VI, rapito dalle truppe della Repubblica francese e morto in prigionia nel 1799. La Chiesa si era trovata allora alle prese con una forza che intendeva estinguerla per sempre, aveva visto i propri beni confiscati e gli ordini religiosi dissolti. 

Una condizione non molto diversa, spiegava, potrebbe attendere la Chiesa odierna, minata secondo Ratzinger dalla tentazione di ridurre i preti ad “assistenti sociali” e la propria opera a mera presenza politica. “Dalla crisi odierna – affermava – emergerà una Chiesa che avrà perso molto.

Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali”. Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede al centro dell’esperienza. “Sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Sinistra e ora con la Destra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti”. 

Quello che Ratzinger delineava era “un processo lungo, ma quando tutto il travaglio sarà passato, emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata”. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di “indescrivibile solitudine” e avendo perso di vista Dio, “avvertiranno l’orrore della loro povertà”. 

Allora, e solo allora, concludeva Ratzinger, vedranno “quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per se stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”.

ECCOCI MADRE, GUIDACI!


Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.

Ore 7.30 Santo Rosario
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Ore 15.00 Coroncina della Divina Misericordia
Ore 17.20 Santo Rosario
Ore 17.40 * 18.40 (ora solare-ora legale) Apparizione della Vergine Santissima a Medjugorje
Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!

Terminiamo ripetendo sempre:
Maria, Regina della Pace e del Movimento, Madre mia: totus tuus!