venerdì 6 gennaio 2012
Riflessione aperta a tutti i cattolici e in particolare al Presidente del Consiglio Sen. Monti
A leggere la notizia del provvedimento di Monti contenuto nella manovra “Salva Italia” che riguarda la liberalizzazione degli orari dei negozi, ci è venuta alla mente per un gioco di libere associazioni questa drammatica scritta (anzi è meglio definirlo drammatico epitaffio).
Per quale motivo?
Il provvedimento, appena entrato in vigore, concede facoltà agli esercizi commerciali di decidere in piena autonomia gli orari di apertura e chiusura. Salta quindi il vincolo della mezza giornata di chiusura settimanale, e della chiusura alla domenica e nelle festività comandate.
Il popolo italico esulta: il 78% dei nostri connazionali è favorevole (fonte Ipsos).
Lo shopping diventa condizione esistenziale perenne. Già in precedenza si potevano chiedere deroghe , ma da ieri il percorso è stato reso ancor più agevole.
L’intento del governo è semplice: più si lavora, più si spende, meglio gira la ruota dell’economia. Il problema sta nel fatto che sotto questa ruota rimarranno schiacciate la persona e la famiglia.
Questo provvedimento è da bocciare per alcune motivazioni sia di carattere morale, che di natura psicologica-esistenziale, nonché sociale e - paradossalmente - anche economica. “Arbeit macht frei”. Il lavoro rende liberi.
Anche se questa scritta non fosse stata posta all’ingresso dei campi di concentramento nazisti con il chiaro intento di tranquillizzare e quindi ingannare i deportati, il contenuto della stessa rimarrebbe menzognero.
E’ la verità, cioè Cristo, che ci rende liberi, non il lavoro come invece ha suggerito il barbuto Marx o prima di lui il proto-liberale John Locke.
Questo non toglie che il lavoro può essere uno strumento per arrivare alla verità e quindi alla libertà, cioè se lo intendiamo e lo viviamo come mezzo per realizzare noi stessi e per santificarci. Ad esempio chi non lavora non ha i soldi per condurre un’esistenza dignitosa. Ma il lavoro diventa una schiavitù quando non è più inteso come mezzo ma come fine: lavorare per lavorare, oppure lavorare unicamente per far cassa, senza scopi ulteriori e più alti.
Il provvedimento di Monti costringerà i commercianti a lavorare sempre di più , anche di notte: il sole sul regno del libero mercato non tramonterà mai.
La facoltà di tenere aperto o chiuso il negozio a proprio piacimento è una favola perché a dettare le regole nel libero mercato è la concorrenza. Se la grande distribuzione avrà mezzi e risorse per aperture non stop, i piccoli commercianti non potranno che cimentarsi – forse inutilmente – in un’estenuante maratona per tentare di fronteggiare la concorrenza dei mega-store.
Dunque ecco che un provvedimento apparentemente liberale si mostra essere strumento per schiavizzare con il lavoro i commercianti.
L’inversione dei termini è disumanizzante : si vive per lavorare e non più, come si dovrebbe, si lavora per vivere. O, a specchio, come disse Gesù riferendosi al tempo del riposo: “Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato”.
Il lavoro è in funzione della propria crescita personale, altrimenti si finisce per diventare una rotella di un meccanismo economico spersonalizzante.
Insomma pensavamo che il taylorismo fosse finito ma con Monti pare che ci sia un pericoloso revival di questo fenomeno.
Il riposo è occasione per recuperare i propri tempi esistenziali , la quiete è ristoro per la psiche e l’anima.
Non solo: il riposo è efficace prima di tutto per il lavoro stesso, perché permette di rinfocolare quelle energie interiori che consentono di rimetterci alla scrivania o al banco di lavoro con maggiore efficienza, maggior profitto ed inventiva. Anche Dio si riposò il settimo giorno. Forse che vogliamo essere migliori di lui?
Ma c’è un altro motivo per cui l’idea montiana è da rigettare . La domenica, le feste sono momenti dedicati a stare in famiglia. Nuovamente questa realtà sociale viene intesa dai politici in modo astratto: la famiglia semplicemente non esiste.
In questi ultimi anni si stava assistendo ad una migrazione al contrario delle donne dal mondo del lavoro al focolare domestico, soprattutto chiedendo il part-time. Segno questo, tra i molti, che la famiglia è vocazione incardinata nell’intimo del cuore di ogni uomo. Ecco che invece, proprio come nei campi di concentramento, il papà e forse anche la mamma verranno deportati nei centri commerciali a lavorare, volenti o nolenti, anche alla domenica. I negozi rimarranno aperti e le famiglie chiuderanno non per ferie ma per lavoro.
Inoltre questo provvedimento fa male per paradosso all’economia stessa . I sostenitori della proposta affermano che aumenteranno i posti di lavoro dato che gli orari si prolungheranno. A parte il fatto che anche se così fosse, ciò non giustificherebbe per i motivi sopra esposti la liberalizzazione degli orari, però viene da chiedersi perché l’Ascom, la Confesercenti e i sindacati sono sul piede di guerra.
Se ci fossero nuove assunzioni e più affari per tutti perché protestare? Il timore nasce da queste considerazioni. Primo: molto probabilmente non si faranno nuove assunzioni, ma si tenterà di allungare l’orario dei dipendenti già assunti oppure turnare con maggior frequenza gli stessi. Insomma più lavoro per chi già lavora, meno lavoro per gli altri. Ma ammesso e non concesso che invece ci saranno nuove assunzioni queste non compenseranno le perdite di posti lavoro conseguenti alla chiusura dei negozi che non reggeranno la concorrenza. Infatti le grandi reti di distribuzione potranno far fronte ad aperture prolungate, ma i piccoli esercenti molto probabilmente dovranno abbassare la serranda per sempre dato che non saranno in grado di farsi carico di nuove assunzioni. Questo anche a danno di una certa qualità dei prodotti e dei servizi tipici del negozio sotto casa dove, tra l’altro, il rapporto di fiducia tra cliente e commerciante è sicuramente un plus valore, introvabile nei centri commerciali.
Inoltre il panorama dei costumi delle nostre città cambierà in peggio . Una città che non dorme mai è una città schizofrenica e ansiogena, nervosa e snervante per i propri stessi cittadini, una città zombie, afflitta da un’insanabile insonnia per superaffaticamento. Parrà di vedere quella bufera infernale descritta da Dante nel V Canto che travolgeva le anime dannate e che non si arrestava mai.
Infine il lavoro notturno esporrà ad alcuni rischi i commercianti : con il favore delle tenebre aumenteranno di certo le rapine. Basta rammentare cosa accade negli States dove gli orari dei negozi hanno subito una deregulation ormai da tempo e i furti e le rapine notturne sono frequentissime.
Insomma pare davvero che la lezione che ci stava impartendo questa crisi non è stata accolta nel profondo: è proprio la dimenticanza delle esigenze profonde dell’uomo che ha prodotto questa situazione economica difficile.
Per paradosso lavorare fino allo sfinimento conserverà gli italiani in uno stato di crisi: morale, esistenziale e spirituale.
mercoledì 4 gennaio 2012
Il programma del nostro 2012: il messaggio della Gospa, nostra mamma, dato a tutti noi attraverso Mirjana il 2 gennaio

Storia del Rosario
Da dove viene il Rosario, ancora oggi la preghiera preferita da centinaia di milioni di cattolici in tutto il mondo? Anne Winston-Allen, docente di germanistica alla Southern Illinois University, negli Stati Uniti d'America, fa il punto sulla questione - per la verità non poco controversa - in un volume pubblicato dalla Pennsylvania State University Press: Stories of the Rose. The Making of the Rosary in the Middile Ages, "Storie della rosa. La formazione del rosario nel medioevo" [1]. Riccamente illustrato, il libro non propone ipotesi rivoluzionarie. Ha tuttavia il merito di mettere a disposizione del pubblico i risultati di ricerche comparse spesso solo su riviste specializzate - dalla Germania agli Stati Uniti d'America e all'Italia -, non sempre facilmente accessibili.Molte delle controversie storiografiche derivano dalla definizione stessa del temine "Rosario". Per alcuni si tratta semplicemente di una sequenza di Ave Maria, o comunque di preghiere cristiane ripetute per un numero definito di volte. La storiografia tradizionale riteneva che questo tipo di sequenze fosse di origine orientale. Da una radice indiana shivaita il mondo islamico aveva tratto l'abitudine di recitare in sequenza reiterata i novantanove nomi di Allah, servendosi di apposite catenelle di novantanove semi; un analogo sviluppo nel mondo buddhista, sempre derivato da una radice induista e con possibili influenze mussulmane, era stato fatto conoscere all'Europa da Marco Polo. I crociati - secondo questa ipotesi storiografica - avrebbero importato in Occidente e adattato alla preghiera cristiana una pratica di origine orientale. Oggi tuttavia ipotesi formulate alla fine del secolo scorso dallo specialista tedesco Thomas Esser [2] hanno trovato ampie conferme, e nessuno studioso dubita dell'esistenza di stringhe o di cordicelle utilizzate per la preghiera reiterata nel mondo cristiano fin dai tempi dei Padri del Deserto, nei secoli III e IV dopo Cristo, ben prima delle crociate. Catenelle che si avvicinano già ai nostri rosari sono appartenute a Gertrude, figlia di Pipino I di Francia, morta nel 659, e a Lady Godiva di Coventry, morta nel 1041. L'uso di strumenti per tenere il conto di preghiere ripetute e così più antico della stessa Ave Maria, le quali origini risalgono al settimo secolo ma che si afferma nella forma attuale soltanto intorno all'anno Mille. Sembra che gli strumenti fossero inizialmente utilizzati per ripetere un certo numero di volte il Padre Nostro, da cui il nome di paternoster attribuito a un antenato dei nostri rosari. Cesario di Heistebach (1180-1240) loda le virtù di una matrona che aveva l'abitudine di recitare regolarmente cinquanta Ave Maria, e storie simili diventano relativamente comuni fra i secoli XII e XIII. I laici usano corone o rosari - zaplet in tedesco e hoedekins in fiammingo - da cinquanta, cento o centocinquanta Ave Maria; i religiosi e le religiose vanno anche molto oltre, come le domenicane del convento di Unterlinden, a Colmar, in Germania, che nel secolo XIII s'impegnavano a recitare mille Ave Maria al giorno e duemila nei giorni di festa. Non vi è dubbio, pertanto, che la pratica di recitare più volte la stessa preghiera servendosi di appositi strumenti sia di origine molto antica nel mondo cristiano, prescinda da derivazioni islamiche e sia stata applicata all'Ave Maria a partire almeno dal dodicesimo secolo.Per altri autori - ed è questa la terminologia preferita dalla stessa Anne Winston-Allen - perché si possa propriamente parlare di Rosario non è sufficiente la semplice reiterazione della stessa preghiera. Specifico del Rosario è in fatti l'abbinamento simultaneo di una sequenza di Ave Maria e di una serie di meditazioni sulla vita di Gesù Cristo e della Vergine. A partire almeno dalla storia del Rosario pubblicata don Franz M. Willam nel 1948 [3], gli storici ripetono che il Rosario rappresenta un'evoluzione dei salteri della Beata Vergine Maria, dove venivano ripetuti dapprima centocinquanta salmi con antifone cristologiche e mariane, poi solo le antifone o le antifone accompagnate da un Padre Nostro o da un'Ave Maria. Anne Winston-Allen osserva tuttavia che queste teorie non spiegano come si sia passati alle vere e proprie meditazioni sulla storia della salvezza, assenti nei salteri. A questo proposito tre teorie hanno dominato la ricerca storica. Una versione tradizionale, diffusa nel mondo cattolico sino alla fine del secolo XIX, attribuiva la nascita del Rosario meditato a san Domenico (1170-1221).Per circa un secolo, dagli anni 1880 al 1977, gli storici hanno seguito Thomas Esser secondo cui l'attribuzione tradizionale a san Domenico è il risultato di una confusione con un altro Domenico, un certosino di Treviri chiamato Domenico di Prussia (1384-1460), vissuto due secoli dopo il fondatore dei domenicani e che sarebbe il vero "inventore" del Rosario. Nel 1977, tuttavia, Andreas Heinz [4] ha scoperto un manoscritto con un Rosario meditato precedente di oltre cento anni rispetto a quello di Domenico di Prussia - e apparentemente ignoto a quest'ultimo, nonostante la prossimità geografica -, recitato dalle suore cistercensi di San Tommaso sulla Kyll, a una quarantina di chilometri da Treviri, intorno al 1300. Ma non è neppure sicuro - osserva l'autrice americana - che il documento scoperto da Andreas Heinz sia davvero il primo Rosario - meditato - in assoluto. Oggi si vanno diffondendo presso gli storici teorie di un terzo tipo, secondo cui il passaggio dai salteri della Beata Vergine Maria al Rosario meditato è un processo dinamico e graduale, a coronamento del quale Domenico di Prussia mantiene un ruolo fondamentale per la diffusione popolare della devozione. La versione del Rosario di Domenico di Prussia era piuttosto diversa da quella che conosciamo oggi. Comprendeva cinquanta meditazioni, una per ogni Ave Maria.Per i fedeli più semplici era ancora troppo difficile. Il domenicano Alano della Rupe (1428-1475) - un grande divulgatore della devozione, fondatore a Douai, in Francia, nel 1470 della prima confraternita del Salterio della Gloriosa Vergine Maria - obiettava che cinquanta Ave Maria erano troppo poche - ne chiedeva almeno centocinquanta -, e non amava il nome "Rosario", adottato invece - ma non inventato- dal certosino tedesco, colpevole di ricordare troppo la letteratura mondana che associava la rosa dell'amore profano. Alla fine tuttavia, osserva Anne Winston-Allen, i fedeli assicuravano il successo sia del nome "Rosario" sia di modelli non più complicati, ma più semplici rispetto a quello di Domenico. Dove esattamente siano stati adottati per prima gli attuali quindici misteri, cui corrispondono centocinquanta Ave Maria - nonché, quasi fin da subito, quindici Padre Nostro -, è oggetto di dispute fra gli storici. Si pensava che il metodo attuale fosse stato proposto per la prima volta da una delle più antiche opere a stampa sul Rosario, il Salterio di Nostra Signora, pubblicato per la prima volta a Basilea nel 1475 [5] è divenuto estremamente popolare nelle sei successive edizioni di Ulm [6], dove quindici incisioni - per altro non accompagnate da una spiegazione scritta - rappresentavano gli attuali misteri con il giudizio universale al posto della gloria del Paradiso o dell'incoronazione di Maria come quindicesimo mistero; la tradizione avverrà lentamente nel corso del Cinquecento. Tuttavia Stefano Orlandi nel 1965 [7] e Gilles Gèrard Meersseman nel 1977 hanno pubblicato gli statuti di confraternite fondate a Firenze nel 1481 e a Venezia nel 1480 che menzionano i quindici misteri, indizio possibile di una pratica italiana più antica, anche se Giovanni d'Erfordia, fondatore della confraternita di Venezia, era sua volta un domenicano tedesco. A poco a poco i quindici misteri vengono adottati anche dalle confraternite maggiori: la più importante era stata fondata a Colonia dal domenicano Jakobi Sprenger (1436 o 1438-1495) l' 8 settembre 1475, un giorno dopo la morte di Alano della Rupe, e contava fra i suoi primi membri l'imperatore Federico III. La storia delle confraternite del Rosario rappresenta un fenomeno sociale affascinante: in pochi anni arruolano centinaia di migliaia, forse milioni, di membri di tutte le classi sociali, e il loro carattere internazionale e autonomo suscita le lamentele di chi le considera un elemento capace di fare concorrenza al sistema delle parrocchie e delle diocesi: le controversie odierne in tema di movimenti, come si vede, non sono poi così nuove.La storia raccontata da Anne Winston-Allen è, fino a questo punto, la storia di un successo di cui si avrebbe torto a sottovalutare, secondo la studiosa americana, la quantità spirituale, spesso tutt'altro che disprezzabile. Il lettore protestante, che ha familiarità soprattutto con le feroci polemiche di Lutero contro il Rosario meno di cinquant'anni dopo la fondazione della confraternita di Jakob Sprenger, solleverà facili obiezioni. Certo, osserva Anne Winston-Allen alcune deviazioni facilmente attaccate da Lutero si erano effettivamente verificate in Germania, come la pratica, ammessa da alcune confraternite, secondo i più ricchi potevano pagare terzi per recitare il Rosario al loro posto e lucrare comunque i relativi benefici e indulgenze. Ma sarebbe sbagliato considerare le deviazioni come uniformemente diffuse. D'altro canto il Rosario s'inserisce nelle case religiose all'interno della riforma detta "osservante" del Quattrocento, un fenomeno che tocca tutti i maggiori ordini religiosi, si propone di reagire ad alcuni degli stessi abusi più tardi denunciati da Lutero e anticipa la Riforma cattolica.Se il Rosario recitato a pagamento per conto terzi corrisponde a una "teologia delle opere" che stupisce per la sua rozzezza, il successo del Rosario non nasce da questi abusi ma dal desiderio dei laici - e di non pochi religiosi - di meditare in modo ordinato e sistematico sulla storia della salvezza.Il poco che si chiedeva ai più - un quarto d'ora di preghiera meditata al giorno -, conclude la studiosa americana, rispetto al molto che le confraternite promettevano, attirava paradossalmente l'attenzione - in un modo, forse, ormai estraneo alla mentalità di Lutero - proprio sulla centralità della fede e sulla gratuità della grazia. Sono questi i motivi per cui il Rosario ha resistito alle critiche dei suoi detrattori e agli stessi abusi di certi suoi incauti promotori, conservando nella pietà cattolica il ruolo centrale che ha ancora ai nostri giorni.
venerdì 16 dicembre 2011
Novena di Natale: un pensiero
Non so se anche a voi questo pensiero fa vibrare il cuore: tra poco è Natale!
Sta per arrivare la dolcezza e la consolazione, la gioia che dissipa il dolore, la ricchezza che colma il vuoto di ogni povertà: sta per arrivare sulla terra la pace del Signore.
Nessuno ne può fare a meno: prepariamoci con una santa Confessione e se da casa non si può uscire prendiamo il rosario per dire altre mille volte "Ave Maria" con la speranza che la nostra vita sia un "sì" senza se e senza ma a Dio nostro Padre e Creatore.
Vieni Santo Spirito e trasforma in una culla il nostro cuore.
Che Gesù a Natale non sia adagiato su una croce ma su un cuscino morbido, soffice preparato dalla nostra anima con cura, premura e attenzione.
Un bambino piccolino non si può mai lasciare solo: noi non lo possiamo lasciare solo perchè il Dio fatto Uomo ha scelto di aver bisogno delle nostre cure, ha scelto di stare nelle nostre case, ha scelto noi perchè ci ama come non possiamo immaginare ma il suo amore è la nostra speranza, è la nostra forza, è il nostro desiderio.
Vieni Signore Gesù e non lasciamoci più!
domenica 4 dicembre 2011
Međugorje 1957.
"Kamen i Zemlja" (rocce e terra) 1957
Sceneggiatura e regia: Ivan Fogl Fotografia: Djordje Jolic
Il tabacco era la coltura dominante a Medjugorje. Con il tempo delle apparizioni, il ruolo di tabacco è stato gradualmente assunto dal vino
Medjugorje 24 anni prima delle apparizioni: come era la vita in quella che era allora un remoto villaggio sconosciuto? E come vivevano e chi erano i parrocchiani prima di iniziare ad accogliere i pellegrini provenienti da tutto il mondo?
Fogl li raffigura come gente molto laboriosa, gente in lotta costante.
Ciò che il film non mostra è come i parrocchiani siano stati il tesoro della fede cristiana in un periodo in cui la Jugoslavia era ancora sotto il regno comunista.
Era permesso frequentare la Messa, ma tutti i raduni religiosi erano limitati alle chiese.
E così Fogl non mostra la vecchia chiesa parrocchiale di Medjugorje, né la Croce bianca massiccia eretta dai parrocchiani sulla cima del Monte Croce già nel 1933.
sabato 3 dicembre 2011
2 dicembre: Messaggio della Regina della Pace, nostra amata Gospa e Madre, dato a tutti noi attraverso la veggente Mirjana
martedì 2 agosto 2011
Messaggio della Regina della Pace dato a tutti noi attraverso Mirjana - Medjugorje 2 agosto 2011
ECCOCI MADRE, GUIDACI!
Mentre invitiamo a mantenere gli impegni quotidiani personali già presi, esortiamo per diventare “un cuor solo e un'anima sola” a mettersi in unione spirituale col Movimento in uno o più appuntamenti in modo costante.
Ore 7.30 Santo Rosario
Ore 12.00 Angelus (da Pasqua a Pentecoste Regina Coeli)
Ore 15.00 Coroncina della Divina Misericordia
Ore 17.20 Santo Rosario
Ore 17.40 * 18.40 (ora solare-ora legale) Apparizione della Vergine Santissima a Medjugorje
Ore 20.30 Santo Rosario
Ore 24.00 Santo Rosario
Ore 3.00 Coroncina della Divina Misericordia
Mercoledì e Venerdì: Digiuno a pane ed acqua. Per chi non può non un fioretto ma un "fiorone"... e comunque sempre digiuno dal peccato!
Terminiamo ripetendo sempre:
Maria, Regina della Pace e del Movimento, Madre mia: totus tuus!